Steatosi al fegato, la ricerca: l’esercizio aerobico può combatterla

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Fare attività fisica può aiutare quest’organo a liberarsi dai grassi che predispongono a questa patologia silente. Ecco qualche consiglio

La steatosi del fegato non alcolica riguarda il 25% degli italiani: ovvero un italiano su 4 ha il “fegato grasso”. Una patologia silente, che non va sottovalutata: il fegato, infatti, non riesce a smaltire l’eccesso di grassi che gli arriva attraverso l’alimentazione e il metabolismo, accumulandoli al suo interno. Spesso associata a elevati livelli di colesterolo cattivo e trigliceridi, insulino-resistenza e prediabete, colpisce soprattutto chi è in sovrappeso. Ma uno studio recente apre a una possibile buona notizia: l’esercizio aerobico potrebbe aiutare a gestire e contrastare gli effetti della steatosi epatica non alcolica. In che modo?

Aerobica contro la steatosi del fegato

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Lo studio è stato condotto da un team di ricercatori spagnoli e cileni e, sebbene abbia preso in considerazione alcuni modelli animali, gli autori si dicono convinti che i suoi effetti potrebbero essere replicabili anche sulle persone: l’esercizio aerobico sembra infatti capace di ridurre la dimensione delle goccioline lipidiche che si accumulano nel fegato, in caso di steatosi. “I nostri risultati rivelano che un’attività fisica moderata nel tempo aiuta a metabolizzare i grassi, perché riduce la dimensione di queste goccioline e quindi la gravità della malattia”, spiega María Isabel Heràndez-Alvarez, della facoltà di Biologia dell’Università di Barcellona. Il meccanismo alla base è intuitivo: quando ci alleniamo, il corpo ha bisogno di più energia. Per produrla, il tessuto adiposo rilascia gli acidi grassi immagazzinati e i mitocondri li bruciano generando energia. Questo processo, chiamato ossidazione lipidica, aiuta a ridurre l’accumulo di lipidi nelle cellule. In sintesi, un’attività fisica moderata e aerobica stimola i mitocondri a bruciare più grassi, prevenendo così l’insorgenza di obesità e malattie metaboliche.

lo studio

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Il merito di questi effetti sarebbe da attribuire alla mitofusina 2 (Mfn-2), una proteina che si trova nella membrana esterna dei mitocondri e che potrebbe svolgere un ruolo chiave nel modulare le interazioni tra le goccioline lipidiche e i mitocondri, stimolando il catabolismo dei grassi. L’attività fisica aerobica va ad agire proprio su Mfn-2: “Abbiamo osservato una riduzione della percentuale di acidi grassi saturi nelle membrane mitocondriali epatiche dei topi sottoposti a esercizio fisico” – spiega Heràndez-Alvarez. “Ciò suggerisce che aumenta la fluidità di tali membrane”. “Nei topi privi del gene per Mfn-2 e sottoposti ad attività fisica, non abbiamo invece riscontrato variazioni nel metabolismo e nella composizione degli acidi grassi delle membrane mitocondriali. Questi dati indicano che la proteina Mfn-2 ha un ruolo chiave nel mediare gli effetti benefici dell’esercizio fisico sulla regolazione della composizione degli acidi grassi”, conclude la ricercatrice. 

Conferme scientifiche

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Lo studio spagnolo non è il primo a dimostrare una correlazione tra attività fisica aerobica e riduzione della steatosi epatica. Una meta-analisi del 2015 su diversi lavori scientifici aveva già confermato questo legame. Ma finora non era ancora chiaro il preciso meccanismo attraverso cui l’esercizio contribuisce al metabolismo dei lipidi da parte del fegato. 

come combattere la steatosi

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Per ridurre il grasso nel fegato, gli esperti raccomandano 150-300 minuti a settimana di attività aerobica a intensità moderata-vigorosa, come camminata veloce, corsa leggera, bicicletta o nuoto. L’ideale è abbinare l’aerobica con 2-3 sessioni settimanali di allenamento coi pesi, con due o tre serie da 8-12 ripetizioni a un’intensità del 70-85% per migliorare la sensibilità all’insulina e la forza muscolare. Ma si tratta solo di indicazioni generali: per incoraggiare l’adozione dell’attività fisica a lungo termine, meglio personalizzare l’allenamento. In questo modo è più facile che funzioni.



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