Luciano Viglietta, l’imprenditore romano che nascondeva latitanti della camorra. Sequestro da 20 milioni di euro

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Ville, quasi 150 immobili, un complesso industriale, società e auto di lusso, fra le quali alcune Ferrari. È il tesoro di Luciano Viglietta. Beni per venti milioni di euro. Un sequestro  preventivo eseguito dai carabinieri del comando provinciale di Roma nei confronti dell’imprenditore romano di 64 anni, dedito alla commissione di reati sin dal 1996, connessi e non alla sua attività imprenditoriale. 

La latitanza dei camorristi del clan Polverino

Una carriera trentennale, nel corso della quale Viglietta ha favorito la latitanza di tre esponenti del clan di camorra “Polverino” (Giuseppe Simiolo, Giuseppe Ruggiero e Carlo Nappi), arrestati in due distinti operazioni dei carabinieri tra il 2016 e il 2018, scovati dagli inquirenti in alcune villette fornite loro – secondo gli inquirenti – dallo stesso imprenditore di Pomezia.

L’imprenditore Luciano Veglianti 

Luciano Viglietta nel corso degli anni, è stato coinvolto in fatti di usura, ricettazione, truffa, falsità in scrittura privata, sostituzione di persona, falsità in testamento olografo, bancarotta semplice, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione, realizzazione di discariche non autorizzate, violazione dei sigilli, violazioni della legge sugli stupefacenti, favoreggiamento di latitanti.

L’hashish del clan Marano di Napoli 

Le indagini condotte dalla procura della Repubblica di Napoli hanno disvelato come Viglietta avesse supportato tre esponenti del clan di camorra “Polverino”, dando ospitalità a Pomezia a due di essi, già latitanti da lunga data, così consentendo loro di sfuggire temporaneamente a provvedimenti cautelari emessi nei loro confronti dalla magistratura partenopea. Inoltre, nel 2012, l’imprenditore aveva fornito al predetto clan di Marano di Napoli appoggio logistico per lo stoccaggio di 1.500 chili di hashish. Successivamente, aveva dato ospitalità a tre esponenti apicali della compagine camorristica. 

Ricorso a prestanome 

Le indagini bancarie e sulle compagini societarie hanno riguardato Luciano Viglietta e i suoi familiari e hanno fatto ipotizzare il ricorso a numerosi prestanome, nonché a complessi passaggi societari, impiegati per schermare le disponibilità immobiliari a lui riconducibili. Tali condotte, miranti a eludere le investigazioni e le pretese dei creditori, hanno corroborato il quadro di pericolosità sociale emergente dai procedimenti penali.

Ville, società e Ferrari 

Il tribunale, nell’accogliere le richieste della procura, ha così disposto il sequestro anticipato, finalizzato alla confisca, di 4 ville, 1 complesso industriale, 144 unità immobiliari, vari terreni, nei comuni di Pomezia, Castel Gandolfo, Albano Laziale, Anzio e Olbia, 11 società e 22 veicoli, molti dei quali di grossa cilindrata, tra cui una Ferrari. Tutti i rapporti finanziari, effetti cambiari, monili, beni mobili, opere d’arte, orologi e contanti, sono attualmente in corso di inventario e quantificazione. Il patrimonio accumulato dal 64enne e dai suoi familiari è stimato in circa 20 milioni di euro.

Il blitz dei carabinieri all’alba 

Stamattina il blitz con i carabinieri del comando provinciale di Roma che hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro, finalizzato alla confisca, emesso dal tribunale di Roma, sezione misure di Prevenzione, a seguito di richiesta della procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia. 

Attività illecite dal 1996 

Il provvedimento scaturisce dagli accertamenti delegati dalla procura della Repubblica ai carabinieri della sezione misure di prevenzione del nucleo investigativo di Roma. Le indagini hanno consentito di ricostruire il profilo e la carriera criminale di Luciano Viglietta, nonché di individuare il suo ingente patrimonio, da ritenersi frutto di attività illecite. 



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