Una mela al giorno… Mangiare bene fino a 120 anni e più

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di Rosanna Supino e Donatella Camerini

Un incontro organizzato a Milano da AME, Associazione Medica Ebraica, insieme ai Servizi Sociali, su come avere un rapporto sano ed equilibrato con il cibo e quali vantaggi se ne traggono.

 

L’Associazione Medica Ebraica si è sempre interessata del benessere delle persone e quindi spesso dell’alimentazione, aspetto della vita intimamente legato anche alla nostra cultura.

“Oggi parliamo di alimentazione in età avanzata – dice Rosanna Supino, Presidente AME – un argomento che caldeggio molto perché vedo su di me e molti altri gli errori in cui incorriamo: anzitutto la voglia di non cucinare per se stessi, quasi non ne valesse la pena, quasi non ci si volesse più bene. E questo ha delle conseguenze non piacevoli perché passiamo facilmente da un eccesso all’altro: dal non nutrirci abbastanza al mangiare troppo e male”. Non nutrirsi abbastanza e mangiare male significano non soddisfare i fabbisogni proteici, di vitamine e sali minerali.

Il cibo strabocca ovunque, in negozi, bar, ristoranti e pizzerie, al cinema. Il cibo vuole coprire senza sosta i nostri bisogni di convivialità, tradizioni, festività, ma purtroppo anche i bisogni di consolazione e di riempimento di vuoti esistenziali. Infatti per noi umani, mangiare dovrebbe essere qualcosa di più che ingurgitare ciò che il creato ci offre, dovrebbe trasformare ciò che è semplicemente un atto naturale in un’esperienza relazionale e spirituale, farci riconoscere sia come “identità” che come storia d’incontri e di “contaminazione” con altri popoli; rappresentare godimento, benedizione e racconto…

Per ricordare a chi è in là con gli anni come si riprende un rapporto sano ed equilibrato con il cibo e quali vantaggi se ne traggono, AME ha organizzato un incontro con due esperte: Francesca Modiano, dietista, e Miriam Camerini, studiosa di ebraismo.

Modiano ha parlato dell’importanza di una dieta equilibrata anche dopo i 70-80 anni. “Intorno a quest’età abbiamo persone che vivono in situazioni molto differenti: da sole o in coppia, in casa o in residenze di riposo, a volte in ristrettezze economiche, annoiandosi, ricevendo svianti informazioni dalla pubblicità e dando retta a idee non sempre sane ma comode. Per alcuni stare soli significa grande libertà e addirittura anarchia alimentare: l’atteggiamento diventa VOGLIO MANGIARE QUEL CHE VOGLIO E QUANDO VOGLIO! Perché star soli significa anche perdere l’appetito e non aver voglia di pasti veri e propri. Invece, per solitudine spesso assale una golosità compensatoria molto comprensibile dal punto di vista emotivo che però può sfociare in squilibri alimentari”.

Quando si mangia in modo squilibrato, gli alimenti che più vengono sacrificati sono carne, verdure, latte; si abbonda in affettati, panini, dolciumi. Anche i costi possono condizionare la dieta riempiendo il carrello con cibi di scarsa qualità.

Continua la dietista: “I cambiamenti sociali e quelli naturali (è fisiologico che rallenti il metabolismo, che diminuiscano i muscoli e aumenti il tessuto grasso: notare che dopo i 40-50 anni per rimanere dello stesso peso bisogna mangiare sempre meno) dovrebbero indurre a cercare un nuovo equilibrio alimentare, buone abitudini motorie, sanitarie, intellettuali, di puro divertimento e distrazione sociale”.

Modiano ha concluso dicendo: “Non è mai troppo tardi per adottare uno stile di vita ragionevole e sano. Sicuramente solo una mela al giorno non basta a tenere il medico lontano. Arrivare a 120 anni è una questione di fortuna, di geni ma anche di sane abitudini consolidate. Si può con buonsenso generale, ritardare i segni dell’invecchiamento e l’insorgere di alcune malattie. Però bisogna impegnarsi parecchio”.

LINEE GUIDA PER UN’ALIMENTAZIONE CORRETTA

in assenza di patologie specifiche

 

–  pasti leggeri e numerosi: pranzo e cena + una o due merende. Così si digerisce e assorbe meglio i nutrienti
–  piatti semplici ma variati per assumere un po’ di tutto
– 1 bicchiere di latte parzialmente scremato o di yogurt ogni giorno per la presenza di calcio
–  carni rosse 2v/settimana; carni bianche (pollo o tacchino) 2-3 v/settimana per l’apporto di proteine di elevata qualità e di ferro
– pesce 3-4 v/settimana: è più digeribile della carne e contiene un tipo di grassi molto salutare, specie il pesce azzurro
– uova 2-3 alla settimana. A la coque o strapazzate sono più digeribili
– cucinare semplicemente: evitare i grassi cotti, troppe salse. Meglio carne alla griglia o stufata e molto morbida; pesce al vapore, al cartoccio
– salare molto poco ma non rinunciare del tutto per non avere alimenti insipidi che frenano l’appetito. L’eccesso di sale accelera l’invecchiamento di arterie e reni.
– frutta e verdura due volte al giorno: ce lo sentiamo dire fin da bambin ma a quest’età vale ancora di più per la presenza di fibre indispensabili per i frequenti problemi di stipsi. Verdure fresche crude o cotte; vanno benissimo anche quelle surgelate. Se in conserva, sciacquarle molto bene.
– Mangiare un pò di pane tutti i giorni
– Tanti piatti unici a base di legumi associati a pasta o riso
– I grassi: meglio quelli vegetali. Vai con olio di oliva, meglio se extravergine
– Attenzione allo zucchero: per i dolci preferire le preparazioni che oltre allo zucchero contengono anche proteine e calcio (torte, budini con latte e uova), le caramelle no… Piuttosto ogni tanto un quadratino di cioccolato
– Acqua 1.5 litri per evitare problemi ai reni e costipazione. Bere un po’ anche durante il pasto per aiutare la salivazione ridotta dall’età
– Vino un bicchiere a pasto se non si hanno divieti specifici

 

Miriam Camerini, studiosa di ebraismo, autrice del libro Ricette e precetti, ha viaggiato molto in varie parti del mondo; dai suoi viaggi ha ricavato molte ricette e storie di cibi particolari. Lei ci ha parlato di legami che ha trovato tra cibo, cultura e tradizioni, circostanze della vita e religione. In particolare per noi ebrei il cibo è molto importante, sia come regole di base sia come rapporto con le festività.

Miriam ha spiegato uno dei motivi per cui si fa la benedizione sul pane (che non è un prodotto della terra) e non sul grano (che è un dono del Creatore): infatti il pane è simbolo della collaborazione tra D-O e uomo, tra terra e uomo; senza il lavoro di entrambi, non ci sarebbe il pane.

Racconta Camerini: “La ruota del Faraone che si prepara in occasione della Parashà Beshallach di questa settimana in cui festeggiamo Tu Bishvat, vuole rappresentare le onde del Mar Rosso che si sono richiuse travolgendo i carri degli egiziani che inseguivano gli ebrei: pinoli, uvette e pezzetti di carne rappresentano gli oggetti dei carri rovesciati e sommersi dalle onde, appunto le tagliatelle”.

Anche il Gefilte Fish, il Charoset e le Orecchie di Aman sono alimenti che hanno un grande ruolo nel rapporto con la festività, la religiosità, la nostra storia e le storie delle nostre famiglie.

Miriam conclude dicendo: “Che cosa, più del cibo, riesce a coniugare il mistero dell’identità e della contaminazione, disinnescando il conflitto fra i due? Non vi è pietanza mediterranea ‘tipica’ di un territorio che non venga da lontano e non nasca da un imbastardimento. Basterebbe questo a sbugiardare i teorici della purezza e delle radici. Per concludere ancora Miriam cita la frase di Paolo Rumiz nella prefazione al suo libro Ricette e precetti: “Non ho nessuna paura di dire che in un moussaka o in un gefilte fish vi è Europa allo stesso livello che nell’Inno alla Gioia di Beethoven”.

Il messaggio di fondo è ricordarci che l’alimentazione è vita, storia, piacere, relazione e cura. Un rapporto che va coltivato quotidianamente con amore per noi stessi e per chi ci è vicino.

 



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