Moratti, dietro l’addio a Saras l’eredità della passione Inter

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Il calcio non è mai un buon affare per gli imprenditori. A meno che non si sia proprietari dell’Atalanta che, grazie alle plusvalenze da player trading, chiude quasi ogni anno il bilancio in utile. Non è, purtroppo, questo il caso di Massimo Moratti e della sua ultima «grande Inter», quella del Triplete.

Una riflessione necessaria alla luce del passaggio della quota di controllo di Saras, la società di raffinazione petrolifera della storica famiglia milanese, al colosso svizzero-olandese Vitol. Ieri in Borsa il titolo ha ceduto il 3,73% chiudendo a 1,728 euro, un prezzo inferiore agli 1,75 euro offerti da Vitol a Moratti e che rappresenteranno il corrispettivo unitario dell’Opa obbligatoria prossima ventura.
La performance negativa è stata determinata anche dalle valutazioni poco entusiastiche degli analisti. Equita ha consigliato di aderire ovviamente all’Opa con target price a 1,75 euro. In base alle stime 2024 viene calcolato «un multiplo dell’operazione pari a un rapporto Ev/Ebitda a 5,4 volte nella parte bassa del range delle operazioni nel settore». Insomma, sintetizza Equita, «il prezzo di cessione della quota della famiglia Moratti è inferiore alle attese», ma l’Opa dovrebbe avere successo vista la volontà di fondere Saras nell’offerente per avere matematica certezza del delisting in ogni evenienza. data la condizione di controllo della società e la volontà fonderla per il delisting». Medesima raccomandazione anche per Intermonte secondo cui l’integrazione è destinata ad andare a buon fine perché l’autorizzazione dell’Antitrust Ue dovrebbe giungere comunque. Insomma, se c’è ancora qualche azionista che ha acquistato in fase di Ipo nel 2006 a 6 euro, farebbe bene a mettersi l’anima in pace e ad accettare un total return negativo (cedole incluse) prossimo al -50 per cento.

I numeri del complesso energetico legato alla raffineria sarda di Sarroch, tuttavia, non sono negativi. Nei primi 9 mesi del 2023 i cali dei prezzi petroliferi e del gas ha determinato un calo dei ricavi del 29% a 8,5 miliardi e del 42% dell’utile a 260,7 milioni. La posizione finanziaria netta era positiva per 158 milioni perché la liquidità di 650 milioni al 30 settembre più che compensava i 450 milioni circa di debito bancario, consentendo anche 187 milioni di investimenti.

Questi dati giustificano l’esercizio puramente retorico del what if, del “che cosa sarebbe accaduto se”. Ed, effettivamente, la conclusione della vicenda avrebbe potuto anche essere diversa se Massimo Moratti, presidente di Saras, dal 1995 al 2014 non avesse investito 1,3 miliardi di euro circa del proprio patrimonio nell’Internazionale Football Club. Un’esperienza terminata definitivamente nel 2016 con l’avvento di Suning e con una plusvalenza di circa 15 milioni sulla quota residua che gli era rimasta, ma soprattutto con la liberazione dalla quota parte di un debito già allora notevole, sebbene metà di quello attuale. Perché vincere il Triplete con Mourinho sarà stata anche un’esperienza entusiasmante, ma bruciare risorse per acquisti come Gresko, Vampeta e Hakan Sukur può essere fatale.



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