Il tofu vince sull’agnello con 21 chilogrammi di CO2 in meno. È cominciato il Veganuary a gennaio- Corriere.it

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Per alcuni gennaio è il mese dei buoni propositi di inizio anno, tra obiettivi da raggiungere o abitudini da abbandonare. Per altri, invece, è il Veganuary”. Il termine inglese, che nasce dalla fusione tra le parole vegan (vegano) e January (gennaio), indica una sfida della durata di 31 giorni che si rivolge alle persone di tutto il mondo. L’obiettivo? Invitarle a provare una dieta vegana per un mese. Nella scorsa edizione l’iniziativa ha raccolto più di 700mila adesioni da quasi tutti i Paesi del mondo, con l’eccezione di Città del Vaticano e Corea del Nord. In Italia ha partecipato il 5 per cento della popolazione, stando alle stime di Essere Animali, che promuove l’iniziativa in Italia. Secondo l’organizzazione no profit, che lavora per incentivare un sistema alimentare non basato sul consumo di prodotti animali, cambiare il nostro modo di mangiare ha delle ricadute positive anche dal punto di vista ambientale. Ma qual è l’impatto della nostra alimentazione sull’ambiente? Ed è necessario passare a una dieta vegana per contribuire a contrastare l’avanzamento della crisi climatica?

Allevamento e consumo di suolo causano la maggior parte delle emissioni dovute a un’alimentazione non vegana. Cominciare l’anno riducendo i cibi di origine animale in tavola può avvicinarci agli obiettivi al 2030 e al 2050

I dati parlano chiaro: il sistema alimentare globale causa circa un terzo di tutte le emissioni climalteranti, contribuendo ad alimentare la crisi climatica. In particolare, secondo il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), la produzione e distribuzione di cibo causa ogni anno emissioni di gas a effetto serra che rappresentano una percentuale variabile dal 21 al 37 per cento di tutte le emissioni globali. Si tratta della seconda attività umana più inquinante, dopo la produzione di energia. Ma non tutto il cibo inquina allo stesso modo: in uno studio del 2018 pubblicato sulla rivista scientifica Science, infatti, si sostiene che il 60 per cento delle emissioni legate al sistema alimentare sia dovuto alla produzione di carni e latticini.

La carne è tra i cibi a maggior impatto

Lo studio pubblicato su Science fa un’analisi delle emissioni causate da diversi tipi di alimenti, prendendo in considerazione tutte le fasi produttive: dall’abbattimento delle foreste per fare spazio ad allevamenti e coltivazioni al trasporto, passando per le fasi di trasformazione, imballaggio e conservazione. Dall’analisi emerge che la produzione di carne e latticini risulta molto più impattante sull’ambiente rispetto alla coltivazione delle specie vegetali. Andando nel dettaglio, produrre 1 chilogrammo di manzo provoca emissioni pari a 59,6 chilogrami di CO2 equivalente (CO2eq), unità di misura che comprende sia l’anidride carbonica sia gli altri gas serra, come ad esempio il metano. Produrre 1 chilogrammo di agnello emette 24,5 chilogrammi di CO2eq (la metà) e 1 chilogrammo di formaggio 21,2 chilogrammi di CO2eq (un terzo). Facendo un confronto, gli alimenti di origine vegetale comportano emissioni molto più basse: per produrre 1 chilogrammo di tofu vengono emessi 3 chilogrammi di CO2eq e per 1 chilogrammo di noci solo 0,2 chilogrammi di gas a effetto serra. A rendere particolarmente impattante la produzione di carni e latticini sono soprattutto due fasi: l’allevamento (che per il manzo rappresenta circa il 70 per cento delle emissioni) e il consumo di suolo, cioè l’abbattimento delle foreste (25 per cento).

La dieta vegana è la soluzione?

Gli studi e le considerazioni sulle emissioni legate alla produzione di carne e latticini hanno portato diverse persone a scegliere una dieta vegana, basata esclusivamente su frutta, verdura e prodotti vegetali, per ridurre il proprio impatto sull’ambiente. Nel report dal titolo IPCC, 2019: Climate Change and Land si stima che, nello scenario estremo in cui i prodotti di origine animale venissero totalmente eliminati dalla nostra dieta, si registrerebbe un calo di 7,8 miliardi di tonnellate di CO2eq all’anno. Tuttavia, si otterrebbero buoni risultati anche con soluzioni meno drastiche: nel caso di una dieta a basso consumo di carne in cui la riduzione di proteine animali è compensata da una maggiore produzione di legumi, si potrebbe arrivare a una riduzione di emissioni compresa tra i 4,3 e i 6,4 miliardi di tonnellate di CO2eq all’anno, di qui al 2050.

Il nostro modo di mangiare può fare la differenza

Uno studio dell’università di Oxford mette a confronto quattro diversi regimi alimentari: vegano, vegetariano, pescetariano e onnivoro. Dall’analisi, pubblicata sulla rivista scientifica Nature Foods, emerge che la dieta vegana ha un impatto ambientale pari ad appena il 30 per cento rispetto a quello di una dieta onnivora in cui vengono mangiati più di 100 grammi di carne al giorno. Tuttavia, anche se la dieta vegana risulta quella più sostenibile, a fare la differenza in un regime alimentare onnivoro è la quantità di carne che si consuma. Nello stesso studio, infatti, si sottolinea che consumando meno di 50 grammi di carne al giorno è possibile dimezzare il proprio impatto sull’ambiente, rendendolo simile a quello di chi segue una dieta vegetariana.



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