I dolcificanti? Non servono a perdere peso e fanno male alla salute

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Gli interrogativi sulla innocuità dei dolcificanti non si sono mai esauriti ma ora sembra arrivato il tempo delle risposte. Infatti, l’OMS ha pubblicato nel 2023 delle linee guida (LG) sui “non-sugar sweeteners”, (NSS) sconsigliandone l’utilizzo poiché a lungo termine potrebbero indurre rischi per la salute, come il maggiore rischio di diabete e malattie cardio-vascolari (CV). Un commento pubblicato su JAMA sottolinea proprio questo concetto di rischio. I dolcificanti non sembrano efficaci sul controllo del peso mentre rappresentano una possibile causa di maggior rischio di cardiopatia e diabete. Gli edulcoranti non zuccherini sono stati sviluppati come alternativa agli zuccheri e sono ampiamente utilizzati sia come ingrediente in alimenti e bevande preconfezionati, ma sono anche aggiunti negli stessi direttamente dal consumatore.

 

I singoli dolcificanti non zuccherini sono sottoposti a valutazione tossicologica da parte del Comitato congiunto di esperti FAO/OMS sugli additivi alimentari (JECFA) e di altri organismi autorevoli per stabilire livelli di assunzione sicuri (ovvero la dose giornaliera accettabile o ADI). L’interesse per i dolcificanti acalorici nasce dall’osservazione che negli ultimi anni è significativamente aumentato il loro consumo, finalizzato a tenere sotto controllo il peso corporeo, ed è possibile trovare la disponibilità di numerosissimi alimenti e bevande che contengono dolcificanti naturali o artificiali in sostituzione dello zucchero. I dolcificanti a cui pongono attenzione le Linee Guida sono quelli con poche o zero calorie, prevalentemente di origine artificiale (aspartame, saccarina, sucralosio). Dal punto di vista tecnico, è stata condotta una revisione sistematica della letteratura, esaminando 283 pubblicazioni, che hanno incluso studi osservazionali e che hanno indagato soggetti adulti, bambini e donne in gravidanza. 

 

Negli adulti è stata riscontrata un’associazione tra consumo di dolcificanti e riduzione del peso corporeo e del BMI (indice di massa corporea), ma soltanto dopo un impiego per brevi periodi (≤ 3 mesi). Al contrario, il consumo dei dolcificanti per periodi prolungati non ha generato un effetto ponderale favorevole ed è stato osservato che il consumo costante di dolcificanti artificiali aumenta i rischi sopra descritti. Un dato veramente allarmante è che il sucralosio-6 acetato, un derivato del sucralosio, ha dimostrato di danneggiare il DNA e di aumentare l’attività dei geni coinvolti nella genesi dell’infiammazione e del cancro. Riguardo ai bambini, proseguono gli autori dello studio, esiste una evidenza che non vi è un effetto favorevole sul BMI. Infine, in gravidanza, il consumo di dolcificanti non riduce il rischio di sviluppare diabete gestazionale, sebbene il numero di studi sia limitato.

 

Nonostante l’ampia revisione della letteratura, probabilmente saranno necessari ulteriori studi per definire gli effetti dei dolcificanti artificiali, ma quello che sembra chiaro al momento attuale è che i dolcificanti non esercitano effetti positivi né sul peso corporeo né sullo stato di salute. Studi nell’ambito delle neuroscienze hanno dimostrato che il cervello risponde al gusto dolce con un aumento del desiderio per il cibo e, pertanto, l’elevato potere edulcorante dei sostituti dello zucchero potrebbe essere controproducente per il controllo del peso, nonostante il basso apporto calorico. Al momento attuale non è possibile fornire conclusioni definitive, ma il dato che sembra incontrovertibile è che la migliore opzione per la salute degli adulti, e soprattutto dei bambini, consiste nell’evitare l’assunzione di alimenti addizionati di zucchero o dolcificanti, prediligendo sin dai primi anni di vita il consumo di alimenti naturali. Se, come sembra, i dolcificanti artificiali non siano utili al controllo del peso mentre pare già dimostrato che, nel tempo, inducano malattie, la soluzione più sana ed anche primordiale è il miele ma anche lo zucchero di canna o raffinato, ma piccole dosi. Naturale è meglio.

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