Caso De Luca-Meloni, Schlein: “Il turpiloquio non mi appartiene”

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ROMA — Il duello tv ancora non è fissato (questa settimana si vedono gli staff), ma Elly Schlein e Giorgia Meloni aggiungono un nuovo atto allo scontro politico. La premier parte all’attacco del Pd e la segretaria ribatte incalzandola sulle «scelte anti meridionaliste del governo», inclusa l’Autonomia che spacca l’Italia. Sollevare polveroni polemici serve, accusa Schlein, a spostare l’attenzione dall’assenza di politiche per il Sud.

A innescare lo scontro è un post di Meloni contro Vincenzo De Luca. Confidando sul fatto che tra i due dem, Schlein e ‘o governatore Enzo, non c’è gran feeling, la presidente del Consiglio punta a seminare altra divisione nel Pd. Chiede perciò a Schlein di prendere le distanze dalle «intollerabili violenze verbali» del governatore della Campania che, sui fondi di coesione che non arrivano e sul Meridione abbandonato a sé stesso, aveva insultato «gli imbecilli, farabutti e delinquenti politici». De Luca sarà a Roma venerdì per la manifestazione in piazza Santi Apostoli contro l’Autonomia differenziata, la riforma che la Lega vuole approvare definitivamente prima delle europee di giugno.

La segretaria dem non si sottrae. E, senza mai citare De Luca, dopo una precisazione di stile («Non c’è bisogno del turpiloquio per attaccare le disastrose scelte del governo»), punta al cuore del discorso: cosa sta facendo il governo per il Sud? Invece di pensare ai toni, la premier si occupi del giudizio degli italiani. Dice Schlein: «Fossi in Meloni sarei più preoccupata delle politiche scellerate del suo esecutivo, che vuole spaccare l’Italia con l’autonomia differenziata e regionalizzando la scuola, che ha tagliato la sanità pubblica e aumentato la precarietà». Quanto ai toni ribatte: «Non mi appartengono, del resto li abbiamo già sentiti contro di noi». E, dopo aver chiesto alla premier, in un’intervista al Corriere, di risponderle per una iniziativa di pace per Gaza, la invita a prendere le distanze dalle grevità dei meloniani nei confronti dell’opposizione. «Dal suo capogruppo Foti che ci insulta con epiteti vari, da Delmastro e Donzelli che ci hanno addirittura accusati di stare con i mafiosi».

I meloniani intanto criticano il suo silenzio sulle foibe e rilanciano le accuse della premier sugli «impresentabili metodi democratici» di De Luca («Grugnisce come un cinghiale in una rete», dice Edmondo Cirielli). Il governatore campano risponde ironico: «Meloni, non le ho mai fatto niente di male, perché evoca Schlein?». Ma invita la leader FdI a «non fingersi turbata» per qualche «meritata sciabolata verbale». In ballo ci sono i fondi di coesione per il Sud e un anno e mezzo di ritardi accumulati, che significano cantieri bloccati, opere e occasioni di lavoro al palo. Il governatore ricostruisce: «Ho segnalato a Meloni il problema già da sei mesi in un rapido incontro all’aeroporto di Capodichino». E ancora: «Ma lei, col suo allievo Fitto, può immaginare davvero di prendere per i fondelli i suoi interlocutori?». A fatti concreti per il Mezzogiorno invita Francesco Boccia, capogruppo dem al Senato: «Meloni ha abbandonato il Sud per un baratto con la Lega in cambio del premierato. L’Autonomia sacralizza differenze e diseguaglianze».



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