Una legge contro la babele della ricarica. O no?

admin
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Prima lamentela dei gestori di flotte: insufficiente la rete di ricarica.

Franco chiude il lungo j’accuse che segue al sistema di ricarica pubblica chiedendo a Vaielettrico di promuovere  un’azione collettiva contro gli operatori della ricarica, e alle istituzioni di regolarne per legge l’attività, a partire dalle tariffe. Pur condividendo parte delle sue osservazioni, decliniamo gentilmente l’invito. La realtà non è tutta bianca o tutta nera e i problemi si annidano nelle sfumature. Lo abbiamo visto nelle due tavole rotonde su “Le nuove frontiere della ricarica” organizzate a E-Charge la scorsa settimana. Per chi non ha potuto partecipare, le riproponiamo in questi due video appena caricati sul nostro canale YouTube. Inviate quesiti e osservazioni a info@vaielettrico.it

 

Siamo taglieggiati dagli operatori della ricarica

Nel nostro Paese siamo bravi a regolamentare TUTTO, ma c’è un settore, che oltre tutto è fondamentale per la transizione ecologica, che è abbandonato a se stesso, consentendo a chi ne fa parte di dettar legge liberamente, taglieggiando i possessori di BEV. Pare che nessuno al Governo si sia posto questo problema, che è certamente quello che frena maggiormente la diffusione delle BEV.

Già molto tempo fa avevo notato che l’orientamento dei fornitori di energia elettrica era di
offrire “abbonamenti” ai possibili clienti, cosa che a me sembrava poco corretta; e però
quando provai a esternare questa mia convinzione ci fu qualcuno che invece mi disse che
questi abbonamenti erano utili perché consentivano di avere dei risparmi anche notevoli. E quando provai ad affermare che i costi delle colonnine Fast erano molto maggiori di quelle a bassa potenza (e parlo di circa un anno fa) mi dissero che questo era giustificato
dall’investimento sostenuto dal fornitore, dato che quelle colonnine erano molto più costose di quelle a bassa potenza.

Per fortuna ricarico a casa, ma Mercedes me Charge…

Per mia fortuna io non dipendo da nessuno di questi fornitori perché le mie percorrenze sono limitate nelle distanze da casa e rientrano nell’autonomia della mia auto. Posso quindi ricaricare con tranquillità la mia Mercedes EQA 250 utilizzando unicamente la mia wallbox privata. E lo faccio benissimo da oltre un anno senza aver avuto neanche il bisogno di elevare la potenza del contatore che è rimasto da 3kw.

Vivo a Roma e però ho acquistata la mia BEV a Milano perché la volevo in pronta consegna. Quando la ritirai il concessionario mi consegnò anche una tessera che Mercedes offre gratuitamente (ma solo per un anno) con la quale potevo utilizzare le colonnine della maggior parte dei fornitori. L’ho utilizzata TRE volte nel viaggio Milano-Roma e nei mesi successivi un altro paio di volte in tutto. Non ho avuto grossi problemi e a fine di ogni mese ho ricevuto un addebito sulla mia carta di credito dell’energia prelevata.

Ma nessuno mi aveva detto che con la tessera ricevuta avevo sottoscritto un contratto con
Mercedes me Charge (piano Base) dal costo di € 11,90 al mese che si rinnovava
automaticamente ogni mese (dove solo i primi 12 mesi erano gratis). Infatti il tredicesimo mesi (agosto 2023) mi sono visto arrivare una fattura di € 11,90 e cioè solo il costo dell’abbonamento visto che come sempre nessun consumo avevo fatto. Ho contattato telefonicamente Mercedes Me Charge per chiedere informazioni e solo così ho scoperto che il mio abbonamento era rimasto attivo e quindi dovevo pagarlo. In aggiunta mi sentii dire anche che potevano disattivarlo ma che per motivi tecnici ci sarebbero voluti tre mesi perché la disattivazione avesse effetto!

L’anno era scaduto a fine luglio e quindi ho dovuto ricevere oltre che la fattura di agosto,
anche quella di settembre e quella di ottobre; quindi 11,90 x 3 = 35,70 euro che ho dovuto pagare senza nessuna voglia e necessità. Ma a parte l’ingordigia di Mercedes Me Charge che si è approfittata di me e credo si approfitti di tutti coloro che hanno acquistato una BEV da loro, voglio affrontare l’argomento un po’ per tutti.

Intendo dimostrare quanto difficile è utilizzarle e quanto sono costose, tanto che mi sento perfino di giustificare quelli che hanno dovuto decidere di tornare ad una vettura termica a causa del grande problema ricarica.

Ecco i dieci peccati capitali della ricarica pubblica

Ma vediamo un po’ quello che accade; cercherò di elencare tutto quanto non mi sembra logico e lo farò, come ho già detto, sulla base di quello che leggo e di approfondimenti che ho fatto in rete.

La cosa a cui si dà gran peso, specie da parte dei NOBEV, è che mentre per fare un pieno di carburante occorrono pochi minuti, per ricaricare una batteria occorre una buona mezz’ora.

Ma peccato che si parla solo di quello perché di differenze ce ne sono molte altre, infatti:
-Il costo dell’energia elettrica può variare da circa 40 centesimi a kw/ora fino anche 1
euro (dove il massimo può essere quindi 2,5 volte il minimo)
-Per prelevare corrente da una colonnina bisogna avere un’app di quel fornitore
-Si paga con addebito automatico su carta di credito indicata nell’app
-Il costo a cui viene venduto il prodotto non solo cambia molto spesso, ma non è mai
neanche esposto, e lo si potrà conoscere solo quando si potrà vedere l’addebito sulla
carta di credito
Nessuna indicazione è visibile durante la ricarica che mostri man mano i kw/ora (e
anche gli euro relativi) che si stanno immettendo nella batteria
-Il costo in alcuni casi può perfino variare durante il giorno perché può dipendere dalle
ore in cui si fa rifornimento
-il costo del kw/ora può essere un po’ meno caro solo se si è fatto un abbonamento con quel fornitore
-Enel-X e BeCharge ultimamente propongono anche una tessera dal costo di 4 euro che dura un mese e che per Enel-X fa risparmiare il 10% della spesa e per BeCharge fa
risparmiare 10 centesimi per ogni Kw/ora acquistato
-E’ molto facile che gli spazi dedicati alla ricarica si trovino occupati da vetture termiche
che li utilizzano per parcheggio per cui sono inutilizzabili
-Per finire, è anche facile che le colonnine siano non attive per guasto.

Se funzionassero così anche i distributori di benzina…

Quello che ho appena detto significa che se i distributori di carburante funzionassero alla stessa maniera:
-Si potrebbero trovare quelli che vendono la benzina a 1,8 euro al litro e altri che la
vendono a maggior prezzo fino ad arrivare a chi la vende a 4,5 euro al litro (4,5 infatti
sarebbe 2,5 volte 1,8)
-La benzina o il gasolio potrebbe essere acquistati solo disponendo di un’app del
fornitore (quindi un’app per AGIP, una per ESSO, una per IP, una per Q8, ecc. ecc. oltre
alla miriade di pompe bianche ciascuna delle quali avrebbe la propria app)
-Ciascun fornitore utilizzato farebbe degli addebiti automatici sulla carta di credito
indicata nell’app
-Nessun cartello indicherebbe a quanto viene venduto ciascun litro di carburante
-Nessuna indicazione dinamica né di litri erogati né di euro spesi sarebbe visibile
durante il rifornimento
-Potrebbe capitare che in certe ore del giorno il costo venisse aumentato sempre
senza alcuna indicazione alla pompa
-Si potrebbero sottoscrivere degli abbonamenti con uno o più fornitori che a fronte di
una cifra fissa si impegnerebbero a fornire un certo numero di litri di carburante al
mese; ma che qualora in un mese non se ne avesse bisogno, la parte non fornita
andrebbe perduta
-Ci potrebbe essere qualche fornitore che offre delle tessere a pagamento per consentire, ovviamente solo per il marchio della tessera, un piccolo sconto sul prezzo al litro
-Potrebbe anche capitare che le pompe di un impianto fossero inutilizzabili perché rese
indisponibili da auto parcheggiate al loro fianco.

Infine ricordando che qualcuno ha giustificato il costo maggiore dell’energia elettrica
praticato alle colonnine Fast è giustificato dal maggiore investimento fatto da chi le ha
installate e ritornando all’ambiente distributori di carburante, potrebbe essere giustificato
allora che tra un piccolo impianto con una singola pompa e uno di quegli impianti
megagalattici con molte pompe dove l’investimento è certamente stato enorme ci debba essere una differenza di prezzo direttamente proporzionale all’investimento sostenuto.

Tutto quello che ho immaginato per i distributori di carburante sappiamo bene che per
fortuna non esiste, ma ho voluto provare ad immaginarlo per poter dimostrare che
effettivamente, come detto nel titolo, per le colonnine elettriche siamo di fronte ad una
BABELE che nessuno ha mai pensato di regolamentare. Non esiste alcuna forma di standard, al di fuori del connettore TIPO 2 o CCS, e le regole sono diverse e dipendono solo da cosa ha deciso ciascun fornitore.

Naturalmente chi ne fa le spese sono gli automobilisti; e sono anche quelli più virtuosi perché sono quelli che acquistando una BEV si sono sobbarcati una spesa più alta di quella più comune, certamente per il proprio piacere, ma anche, riducendo l’inquinamento, per il bene dalla Nazione e dei Comuni.

Le mie otto regole ferree contro la Babele della ricarica

Io penso che in un settore così importante il Governo dovrebbe stabilire delle regole ferree molto simili a quelle esistenti per la distribuzione dei carburanti.

-I prezzi dovrebbero essere controllati da qualcuno per evitare le grosse speculazioni
esistenti e dovrebbero essere tollerate solo piccole differenze che non dovrebbero assolutamente dipendere dalla potenza della colonnina
-Gli abbonamenti, a mio avviso, dovrebbero essere vietati magari solo per rendere la distribuzione dell’energia elettrica il più possibile simile a quella dei carburanti
-I prezzi del Kw/ora dovrebbero essere esposti con grandi cartelli così come nei
distributori di carburante
Durante l’erogazione dovrebbe essere possibile vedere istante per istante quanti
Kw/ora sono stati erogati e quanti Euro sono stati spesi
-Possibilmente dovrebbe essere possibile anche impostare il numero di Kw/ora che si
desidera prelevare o anche quanto Euro di energia elettrica si desidera ricevere
-Il pagamento dell’energia prelevata dovrebbe essere esattamente come è quello dei
distributori di carburante self service e cioè con banconote o con bancomat o carta di
credito da usare al momento del rifornimento
-Le app non hanno senso e, così come avviene per i carburanti, chiunque dovrebbe
essere libero di acquistare energia da qualunque fornitore semplicemente inserendo
banconote in un apposito dispositivo obbligatorio e standard o passando una carta di
credito o bancomat in un apposito lettore.
-I tutori dell’ordine di ogni tipo (Carabinieri , Polizia, Guardia di Finanza, Vigili urbani)
dovrebbero essere obbligati ad intervenire e far pagare multe salate alle vetture
termiche che bloccano i rifornimenti. Dovrebbe bastare una foto, così come si fa con gli
autovelox, per far arrivare a casa del maleducato una multa pesante che lui possa
ricordare per sempre.

Mobilitate tutti i lettori di Vaielettrico

Tutto quanto sopra dovrebbe essere fissato come uno standard di legge. Gli attuali impianti dovrebbero essere obbligati in breve tempo ad adeguarsi e quelli nuovi non dovrebbero essere autorizzati se non quando si è verificato che tutte le regole dello standard siano state rispettate.

Spero che VaiElettrico si impegni, con la forza dei tanti suoi lettori, a portare avanti con  una richiesta formale alle istituzioni, un intervento legislativo che renda le colonnine per
la ricarica e i il loro uso almeno standard così come lo sono le pompe dei distributori di
carburante. Franco Fellicò

Caro Franco, cosa è vero e cosa no (secondo noi)

Risposta- Caro Franco al netto di alcune valutazioni un po’ forti (taglieggiare è un reato, non ci sembra il caso di utilizzarlo nei confronti di chi offre una servizio sul libero mercato, stabilendone liberamente il prezzo), alcune sue considerazioni ci sembrano condivisibili. Per esempio la possibilità di visualizzare sul display il costo progressivo della ricarica, le tariffe Pay per use praticate, la possibilità di pagare con carte di credito senza abbonamento, l’interoperabilità totale tra i vari operatori.

Altre decisamente no. I prezzi e le tariffe imposte o amministrate, per esempio, sono state abbandonate ormai da decenni in tutti i Paesi dell’Occidente. Visto che non è un ragazzino, ricorderà certamente i tempi dei monopoli pubblici (telefonia, energia) e del prezzo unico dei carburanti. I benefici della concorrenza sono un dato di fatto acquisito e questa non è la sede per aprire un dibattito ormai risolto, senza rimpianti, in tutto il cosiddetto mondo libero.

Un confronto che non regge fra elettricità e carburanti

Il paragone tra distributori di carburanti ed erogatori di energia elettrica è fuorviante se si  affronta con semplificazioni grossolane.

Se può alimentare la sua auto dal garage di casa, mentre non avrà mai un erogatore domestico di gasolio o di benzina, qualcosa di diverso dovrà pur esserci. Idem dicasi se può autoprodurre elettricità dai pannelli fotovoltaici sul tetto, mentre non potrà mai auto estrarre e auto raffinare il petrolio.

Petrolio e gas sono una fonte primaria di energia, mentre l’elettricità può essere prodotta da diverse fonti primarie. Questo per dire che i beni in questione sono diversi e la filiera lo è di conseguenza.

Questo spiega tante cose. Tra queste la diversa volatilità dei prezzi. Sui carburanti incidono due voci (costo della materia prima e accise) mentre sulle tariffe elettriche alla colonnina la materie energia ha un peso marginale, che si diluisce a fronte di altre voci molto più consistenti come i costi della filiera di distribuzione, in primis gli impianti.

Installare un colonnina lenta in AC costa circa 3 mila euro. Installare una colonnina ultrafast in DC può costare venti o trenta volte tanto. Sia perché è ben diversa la tecnologia dell’erogatore, sia per le opere di allacciamento alla rete, che deve sempre far capo a una cabina a media tensione.

A diversa filiera, diversa genesi dei prezzi

Quindi una ricarica ultrarapida non potrà mai costare come una ricarica lenta: sono servizi completamente diversi. Così come un biglietto in curva non potrà mai costare quanto una poltrona in tribuna d’onore.

Abbiamo spiegato innumerevoli volte perché non è consentito il pagamento in contanti (c’è obbligo di fatturazione). Perché le app sono uno strumento indispensabile (identificano le stazioni, le monitorano, consentono di prenotarle). Perché l’ammortamento degli investimenti nella rete di ricarica sia così aleatorio non tassi di utilizzo medio delle colonnine non superiori al 2%. Non è il caso di tornarci sopra punto per punto.

Due video sul nostro canale YouTube per capirci di più

Molti di questi problemi sono stati sviscerati nelle due tavole rotonde organizzate da Vaielettrico giovedì e venerdì scorsi a Bologna nell’ambito della Fiera E-Charge.

Consigliamo a lei e a tutti i lettori interessati alla tematica della ricarica pubblica di dedicare un’oretta alla visione della registrazione dei due eventi sul nostro canale YouTube. Le permetterà di capire cosa non va e perché, ma anche di scoprire che molti degli attori della filiera sono al lavoro per sviluppare soluzioni un po’ più realistiche di una legge bulgara.

Questo è il contributo che Vaielettrico intende dare, piuttosto che agitare proteste viziate da un tocco di demagogia.

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