«Spiata la riunione del padre con due presidenti di serie A»- Corriere.it

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di Alessandro Fulloni

I nomi dei rampolli della storica azienda emiliana dell’edilizia nell’inchiesta di Torino sui due ex carabinieri del pool di «Ultimo», «Arciere» e «Vichingo», accusati di fornire a privati e aziende dossieraggi e documenti compromettenti. Un caso che potrebbe scuotere il mondo delle imprese

Un’indagine (anzi una spy-story) che mescola pallone, escort, dossieraggi, grande industria con marchi come quello della Kerakoll, il colosso modenese del settore delle ceramiche e dell’edilizia. Un’indagine che vede al centro — ma come indagati — due investigatori leggendari: i sessantenni Riccardo Ravera, carabiniere in pensione, e Pinuccio Calvi, anche lui nell’Arma. Due nomi e cognomi che ai più magari ora dicono poco. Ma i loro nomi di battaglia — rispettivamente questi qui: «Arciere» e «Vichingo»— sono di quelli che restano impressi nella memoria. Ravera e Calvi infatti fecero parte della squadra «Crimor», quella che, agli ordini di «Ultimo», il 15 gennaio 1993 arrestò l’allora «capo dei capi»: il mafioso Salvatore Riina. «Vichingo», addirittura, fu quello che lo ammanettò. Detto che il loro ruolo è tutto da chiarire, Ravera e Calvi sono finiti al centro di quest’inchiesta che, coordinata dalla procura di Torino, sta rimbalzando in altre città, Modena e Verona in primis.

Sì, per adesso c’è solo un decreto di fine indagine con 28 indagati e i reati al vaglio sono assortiti: corruzione e associazione a delinquere finalizzata ad accessi abusivi, email false, esercizio abusivo della professione di investigatore. Però a leggere le carte — 15 pagine firmate dai pm Gianfranco Colace e Giovanni Caspani — la sensazione è che altri sviluppi investigativi possano essere dietro l’angolo. Ma vediamo più in dettaglio cosa sta accadendo. Lo scenario è appunto da libro di spionaggio (e questa è la sintesi del Corriere di Torino
che ha raccontato passo dopo passo gli sviluppi giudiziari): un intreccio di «acquisizioni indebite di notizie e immagini» della vita privata altrui, «accessi abusivi a sistemi informatici», comprese le banche dati del ministero dell’Interno, intercettazioni ambientali illegali; e poi ex carabinieri, appartenenti alle forze dell’ordine, dipendenti di agenzie di security.

E l’altro giorno, come ha raccontato la Stampa, è stato depositato l’atto di fine indagine. Un elenco di nomi che — per ora — sta squassando soprattutto il Modenese. La Gazzetta e il Carlino stamane (mercoledì) in prima pagina parlano di gente «incredula». Sotto inchiesta ci sono Emilia e Fabio Sghedoni, titolari di Kerakoll, multinazionale delle malte e dei collanti con sede a Sassuolo, 480 milioni di euro di fatturato annuo e sponsor del Modena Calcio. Però è indagato anche Andrea Remotti, già ad della stessa Kerakoll fino al novembre 2022. Gli episodi si intrecciano e molto ruota attorno ad «Arciere» a cui è riconducibile la società «Mr Security» che si occupa di investigazioni private.

Ma che c’entrano i fratelli Sghedoni? Si sarebbero rivolti all’ex carabiniere — che qui avrebbe svolto abusivamente la sua funzione di investigatore privato — per registrare di nascosto, in un locale in uso alla stessa Kerakoll, incontri e riunioni aziendali. L’episodio che investe i due fratelli è solo uno: e sarebbe una riunione legata al mondo del calcio tra Maurizio Setti (presidente dell’Hellas Verona, non indagato per questa vicenda), Romano Sghedoni (l’85enne ex contadino divenuto patron di Kerakoll, papà dei fratelli), Roberto Cesati, direttore generale del Modena in quel momento, e Stefano Bassi.

Va ribadito che Kerakoll in una nota spiega che Emilia e Fabio Sghedoni «sono sereni rispetto all’attività dell’autorità giudiziaria e confidano che sarà accertata la loro estraneità ai fatti». Dalle carte — che vedono anche il ruolo di «Vichingo», sempre operativo — emergono altri nomi e altre circostanze. Quanto a Remotti, sarebbe coinvolto nel tentativo di screditare un manager rivale. E lo avrebbe fatto organizzando un incontro tra questi e una donna, assistente per Kerakoll in Polonia ma definita dalla procura «professionista capace di creare situazioni imbarazzanti» al costo di 30 mila euro mensili.

Mica finisce qui. Ci sono manager che spiano i dipendenti, funzionari delle forze dell’ordine che si appellano ad «Arciere» per entrare nei servizi segreti, esposti anonimi all’Ispettorato nazionale del Lavoro che attivano, senza passare per le regolari vie gerarchiche, accertamenti alla Juventus. Poi inquietanti tentativi di accesso ai dispositivi della Procura di Torino e un suo superconsulente indagato. Infine c’è pure la richiesta di annullare multe per lo «stewardaggio» del concerto di Tiziano Ferro a Torino del 21 giugno 2017. Ma è il meno, in quest’indagine esplosiva.

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13 dicembre 2023 (modifica il 13 dicembre 2023 | 16:06)

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