sì di tutti i Paesi Ue. Tre anni di flessibilità- Corriere.it

admin
4 Min Read

[ad_1]

BRUXELLES C’è chi è stato scettico fino alla fine, ma che l’accordo sulla riforma del Patto di stabilità sarebbe stato raggiunto è apparso altamente probabile quando il ministro dell’Economia francese Le Maire e quello delle Finanze tedesco Lindner martedì sera, alla vigilia dell’Ecofin straordinario di ieri, hanno annunciato insieme da Parigi che era questione di dettagli e che «gli amici italiani erano allineati». E così è stato. Ci sono volute meno di due ore in video-collegamento per raggiungere l’unanimità necessaria: è passato il compromesso franco-tedesco, a cui ha contribuito anche l’Italia, raggiunto con la mediazione spagnola che ha la presidenza di turno dell’Ue.

La ministra Calviño ieri ha esultato: «Siamo riusciti a raggiungere il miglior accordo nel miglior momento possibile». Poi ha aggiunto: «Il testo definisce regole fiscali più chiare e realistiche adatte al 21esimo secolo, che garantiscano gli investimenti e le riforme necessarie in quelle aree strategiche chiave per il futuro dell’Europa», ovvero doppia transizione verde e digitale e difesa. Ed è stata proprio questa la difficoltà di mesi di negoziato.

La Germania, capofila dei Frugali, che voleva parametri comuni misurabili per la riduzione del debito pubblico e del deficit, e la Francia, insieme all’Italia e agli altri Paesi del Sud ad alto debito pubblico, che volevano preservare la capacità di investimento e di manovra per non compromettere la crescita futura. Che poi era anche lo spirito della riforma presentata dal commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni e dal vicepresidente Valdis Dombrovskis: semplificazione delle vecchie regole e piani nazionali su misura, in quattro o sette anni, basati sulla spesa primaria netta per il rientro del debito che tengano conto delle specificità nazionali.
In più la Germania, ma anche l’Olanda, ha insistito ottenendo l’aggiunta di due salvaguardie sul debito e sul deficit. «L’introduzione di questi ulteriori parametri numerici certamente rende l’insieme del meccanismo delle regole più complesso» ha ammesso Gentiloni, aggiungendo che «sarà un gran lavoro da fare per la Commissione insieme ai diversi Paesi per avere questi piani di medio termine funzionanti per l’obiettivo di assicurare stabilità e crescita insieme». Ma ha anche assicurato che «i parametri numerici sono tutti parametri che i diversi Paesi, inclusa l’Italia, possono affrontare. Sono realisti». In cambio i Paesi indebitati portano a casa una flessibilità per gli anni 2025, 2026 e 2027 legata ai maggiori interessi sul debito e agli investimenti in green, digitale e difesa: la Commissione, per non compromettere gli effetti positivi del Pnrr, ne terrà conto nelle procedure per deficit eccessivo quando definirà il parametro di riduzione annua.

Il ministro dell’Economia Giorgetti non ha usato toni trionfalistici per l’accordo che è stato definito dai ministri «storico». L’Italia ha partecipato all’intesa «con lo spirito del compromesso inevitabile in un’Europa che richiede il consenso di 27 Paesi». Per la premier Meloni è «un compromesso di buonsenso» e «per l’Italia migliorativo rispetto alle condizioni del passato». Critica la leader del Pd Schlein: «Un cattivo compromesso per l’Italia».
Resta aperta la partita del Mes
, la cui ratifica oggi torna in aula alla Camera. Per la ministra olandese Sigrid Kaag queste regole fiscali portano a una «riduzione del debito ambiziosa e sostenibile» e «funzionano in modo anticiclico». Ora inizierà il negoziato con il Parlamento Ue e solo dopo ci sarà il via libera definitivo.

[ad_2]

Source link

Leave a comment