Sardegna. L’Associazione ‘Diabete Zero’ porta nelle scuole la ‘Corretta alimentazione nel diabete’ 

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di Elisabetta Caredda

I primi due incontri all’Istituto Comprensivo n.2 ‘Maria Lai’ di Quartu Sant’Elena (CA). Pili: “Un argomento basilare per preparare i più giovani su come poter mantenere un buon stato di salute per la prevenzione delle complicanze della patologia diabete”. Corgiolu: “Fondamentale il ruolo degli insegnanti e operatori nell’acquisire gli strumenti atti a fornire un supporto adeguato ai ragazzi”.

15 DIC – Entra nel vivo la collaborazione dell’ Associazione dei pazienti ‘Diabete Zero’ con le scuole, da tempo sensibilizzata. Nell’Istituto Comprensivo n.2 ‘Maria Lai’ di Quartu Sant’Elena, Comune della città metropolitana di Cagliari, di recente si sono tenuti due incontri, grazie alla disponibilità della Preside della scuola, la prof.ssa Iole Nieddu, ed i docenti, per affrontare con gli studenti dell’istituto il tema sul ‘Diabete di tipo 1’ e sulla ‘Corretta alimentazione nel diabete’.

“Un argomento basilare – spiega a Quotidiano Sanità Francesco Pili, presidente dell’associazione -per preparare i più giovani, di cui si registra una alta incidenza nella patologia del diabete in Sardegna, su come poter mantenere un buon stato di salute per la prevenzione delle complicanze della patologia diabete. Approccio questo evidenziato anche dalla dietista Lucina Corgiolu che sta collaborando con noi per questo importante progetto che stiamo portando nelle scuole, un principio che deve ritenersi valido per tutti”.

“Il diabete di tipo 1 – prosegue intervenendo la dott.ssa Luciana Corgiolu -, è quello che principalmente interessa la fascia di età dei ragazzi della scuola primaria. Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune con produzione di anticorpi che distruggono le cellule del pancreas, deputate a produrre l’insulina. Quest’ultima, è l’ormone che permette alle nostre cellule di utilizzare il glucosio che deriva dagli alimenti contenenti i carboidrati, che assumiamo nei pasti. Il glucosio è la nostra principale fonte energetica, e ne abbiamo bisogno costantemente. Ecco perché il trattamento farmacologico non può che essere la somministrazione dell’insulina dall’esterno”.

“La gestione del diabete – sottolinea la dietista – necessariamente coinvolge le persone che ruotano intorno ai ragazzi con questa patologia: in famiglia, nell’attività sportiva in generale, e di conseguenza, anche presso gli istituti scolastici. Il bambino, e spesso anche i ragazzi, devono sempre poter contare su adulti che siano consapevoli dell’importanza della corretta gestione del diabete, diventa quindi fondamentale che gli operatori della scuola siano opportunamente informati sulle regole più importanti da seguire in caso di necessità”.

“Sostanzialmente – continua Corgiolu -, chi non ha il diabete ha fame e mangia; invece chi ha il diabete di tipo 1 deve pensare sempre prima di mangiare. Deve controllare la glicemia, valutarne il valore, bassa o alta, deve adeguare il bolo di insulina. Non solo, poi deve riflettere sulla qualità e quantità di carboidrati si stanno per assumere, conteggiare quanta insulina deve infine iniettare, e poi finalmente può mangiare! Qualche volta i ragazzi potrebbero avere bisogno di un supporto nel gestire tutti precedenti passaggi, ragion per cui è necessario che nel personale scolastico ci siano persone con le opportune conoscenze. Che possono essere sintetizzate con le nozioni basilari della patologia, sugli effetti dell’insulina, sugli alimenti contenenti i carboidrati, sulla loro quantità e come modulare meglio la risposta glicemica inserendo determinati nutrienti”.

“Conseguentemente diventa importante il ruolo ricoperto da insegnanti e operatori che dovrebbero acquisire le conoscenze basilari della malattia, avendo così gli strumenti per offrire un supporto adeguato ai ragazzi. Inoltre, è fondamentale la conoscenza dei segnali di una ipoglicemia, di quali possano essere i segnali per un effettuare tempestivamente un intervento, prima e dopo dopo l’episodio stesso, e di come applicare alla necessità la regola del 15. Ossia, sulla somministrazione di 15 grammi di zucchero con tre cucchiaini o tre bustine da sciogliere in acqua (si attendono 15 minuti), e se i sintomi sono ancora presenti, si ripete la somministrazione di altri 15 g di zucchero. Dopo 10-15 minuti si misura la glicemia capillare al dito o si segue l’andamento con il sensore. La conoscenza di come intervenire quando si comprende che i nostri piccoli cittadini con il diabete di tipo 1 entrano in sofferenza glicemica, è indispensabile. Ecco l’importanza di coinvolgere la scuola, dove i nostri figli trascorrono durante l’anno accademico buona parte della giornata, anche frequentando le mense scolastiche” – conclude la dietista.

Elisabetta Caredda

15 dicembre 2023
© Riproduzione riservata


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