Operato appena nato, il piccolo Daniele è il cuore del Natale

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Neppure il tempo di un vagito: Daniele è passato direttamente dall’utero della mamma alle mani dei cardiologi pediatrici dell’ospedale «Papa Giovanni XXIII» di Bergamo: se non fosse stato così, non ce l’avrebbe fatta. E sei giorni dopo quella prima procedura, in cui gli è stato aperto un «foro» nel cuore, Daniele, 2 chili e 800 grammi, è stato sottoposto a un secondo delicatissimo intervento al cuore. Poi, la degenza in Patologia neonatale e, finalmente, pochi giorni prima di Natale, è tornato a casa, con mamma Domenica e papà Simone a Castel Mella in provincia di Brescia. Dove lo aspetta anche il fratellino Filippo, 18 mesi, che l’ha solo immaginato, quando era ancora nel pancione, ma non ha mai potuto vederlo o accarezzarlo.

«E sarà Natale, un vero Natale, per noi tutti – spiega commossa Domenica Gatta Zini, 30 anni, insegnante di scuola primaria –. Per noi Daniele è nato ora, e non è un modo di dire. Quando, con la diagnosi prenatale avevano individuato in ospedale a Brescia questa sua malformazione al cuore, mi hanno indirizzato subito a Bergamo: “Lì possono aiutarvi”. Perché con quella malformazione Daniele, una volta staccato dalla placenta e dal cordone ombelicale, non avrebbe potuto sopravvivere. Qui in ospedale mi avevano spiegato tutto, è stato difficile da accettare, ci siamo affidati: appena nato non ho potuto vederlo, è stato immediatamente preso in carico dai cardiologi. Sapevo che era in ottime mani. E Daniele ora è qui, tra le mie braccia, fuori pericolo».

Controllo prenatale

Domenica si era sottoposta ai controlli di rito a Brescia: l’ecografia aveva immediatamente evidenziato la malformazione, una cardiopatia congenita rara, quella di Daniele. E al «Papa Giovanni», dove Domenica e il marito Simone Ardesi, 29 anni, impiegato, si sono rivolti immediatamente, la diagnosi è stata confermata dal team dei ginecologi e dei cardiologi pediatrici. «A Daniele è stata riscontrata la trasposizione delle grandi arterie: l’aorta e l’arteria polmonare avevano un’origine invertita, la prima nasceva dal ventricolo destro e la seconda dal ventricolo sinistro, al contrario della normale configurazione del cuore – chiarisce Francesca Raimondi, direttore della Cardiologia 2-Cardiopatie congenite del bambino e dell’adulto –. In queste condizioni, il ventricolo destro pompa nell’arteria aorta il sangue privo di ossigeno proveniente dalle grandi vene del corpo, pertanto il sangue deossigenato è destinato a ritornare all’infinito nel circolo arterioso e in tutti gli organi. Al contrario, il sangue ossigenato che dai polmoni arriva al ventricolo sinistro è destinato a tornare nuovamente nei polmoni attraverso l’arteria polmonare. In sostanza le due circolazioni non si incontrano mai. Durante la gravidanza, grazie alla particolare circolazione sanguigna fetale il bimbo cresce perché il sangue è ossigenato tramite la placenta. Il problema è subito dopo la nascita. Daniele, peraltro, aveva un’altra condizione molto rara, il setto interatriale, che separa l’atrio destro del cuore da quello sinistro, era quasi intatto. Di solito durante la vita fetale è aperto, mettendo gli atri in comunicazione. Alla nascita si chiude, in genere lentamente, mentre nel caso di Daniele era quasi già chiusa poco prima della nascita. Una volta al mondo, quella situazione sarebbe state incompatibile con la vita». Per questo è stato cruciale il lavoro di squadra di diverse équipe: l’Ostetricia e la Ginecologia, la Patologia neonatale e la Terapia intensiva pediatrica, la Cardiologia pediatrica e interventistica.

Lavoro di squadra

«Pochissimi ospedali possono contare su competenze che lavorano insieme, fianco a fianco – rimarca Giovanna Mangili, direttore del dipartimento Materno-infantile, pediatrico e della Patologia neonatale –. A Bergamo tutto questo è possibile. Nel caso di Daniele abbiamo programmato tutto sin da prima della nascita: eravamo pronti con l’Ostetricia, la Patologia neonatale, la Cardiologia pediatrica. Non si è dovuto attendere neppure un minuto perché Daniele potesse essere messo in salvo, appena venuto al mondo». E Luisa Patanè, ginecologa, responsabile della struttura di Medicina materno-fetale, aggiunge: «I genitori sono stati accolti e la mamma sottoposta a ulteriori esami che hanno confermato la diagnosi. Si è deciso per un ricovero anticipato di almeno due settimane rispetto alla data presunta del parto. Alla 38a settimana, il 10 novembre, Daniele ha scalpitato, si è optato per un cesareo, ma in altri casi simili il parto sarebbe avvenuto per vie naturali. Noi eravamo già pronti, con il cardiologo che assicurava la sua presenza 24 ore su 24, in sala parto». Il piccolo è stato immediatamente preso in carico dai neonatologi e dai cardiologi interventisti Elena Cuppini e Duarte Martins: nella prima immediata procedura, con un «palloncino», è stato aperto il setto «e il piccolo Daniele ha recuperato subito, è stato stabilizzato e messo in condizioni di affrontare l’intervento più complicato dopo sei giorni in Terapia intensiva neonatale – rimarca Mangili – . L’intervento con cui sono stati ricollocati i vasi nella loro sede naturale. «Siamo intervenuti su un bimbo che era nelle migliori condizioni possibili: questa operazione va fatta entro un limitato periodo di tempo dalla nascita, superato il quale non è più eseguibile», aggiungono i cardiochirurghi Federico Brunelli e Francesco Seddio. Il piccolo Daniele ha «ricambiato» la task force scesa in campo per lui con un recupero rapidissimo: ora pesa più di 3 chili e mezzo, dovrà fare controlli, ma sta bene.

«Grati a tutti»

«È un bellissimo regalo – dicono mamma Domenica e papà Simone –. Sappiamo che Qualcuno ha guardato giù, anche nei momenti più critici. Sarà un Natale di gioia assoluta. E di gratitudine per quanti ci hanno aiutato».

Leggi tutte le storie di Natale su L’Eco di Bergamo di domenica 24 dicembre

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