Non solo Long Covid, ma anche «influenza lunga»: come riconoscerla- Corriere.it

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Non esiste solo il Long Covid, ma anche la «Long Flu». Sappiamo che Sars-CoV-2 può colpire diversi organi e causare problemi di salute duraturi e a volte invalidanti, anche dopo la guarigione dall’infezione. Ora uno studio della Washington University di St. Louis e del Veterans Affairs St. Louis Health Care System, pubblicato su Lancet Infectious Diseases, indica che anche l’influenza stagionale può provocare effetti negativi a lungo termine, soprattutto al livello di polmoni e vie respiratorie. Gli autori hanno confrontato Sars-CoV-2 e i virus dell’influenza, dimostrando che, nei 18 mesi successivi all’infezione, nei pazienti che avevano avuto necessità di un ricovero è aumentato il rischio di morte, riammissione in ospedale e problemi di salute di vario genere. La fase più pericolosa, secondo i ricercatori, si verifica a partire da 30 giorni dopo l’infezione iniziale.

Problemi di salute a lungo termine

«Lo studio illustra l’elevato numero di decessi e problemi di salute in seguito a un ricovero ospedaliero per Covid o influenza stagionale — spiega l’autore senior, Ziyad Al-Aly, epidemiologo alla Washington University —. Entrambi i virus possono causare malattie a lungo termine». L’analisi ha riguardato i 18 mesi successivi all’infezione e ha incluso una valutazione comparativa dei rischi di morte, di ricovero in ospedale e di 94 disturbi che coinvolgono i principali organi e apparati. «Cinque anni fa non mi sarebbe venuto in mente di esaminare la possibilità di una “influenza lunga” — prosegue Al-Aly —, ma una lezione importante che abbiamo imparato da Sars-CoV-2 è che un’infezione può provocare malattie croniche. Volevamo sapere se e in che misura le persone con influenza subiscono effetti sulla salute a lungo termine: la risposta è che sia Covid sia l’influenza possono dare disturbi nei mesi successivi. Non solo. Il Long Covid è un problema di salute molto più grave dello stesso Covid e l’“influenza lunga” è un problema molto più grave della “semplice” influenza».

Più rischi dopo l’infezione da Sars-CoV-2

Il rischio di decessi, ricoveri e disturbi è più alto dopo Covid rispetto all’influenza: durante l’intero periodo di studio di 18 mesi, i pazienti Covid hanno affrontato un rischio di morte superiore del 50% rispetto a quelli con influenza (circa otto decessi in più ogni 100 persone); per quanto riguarda i ricoveri, sono stati 20 su 100 in più (e 9 su 100 in più in Terapia intensiva) nel gruppo Covid rispetto al gruppo influenza. «C’è solo un’eccezione: l’influenza presenta rischi più elevati per i polmoni rispetto a Covid — afferma l’esperto —. Sars-CoV-2 può attaccare i polmoni, ma anche altri organi ed è più probabile che causi condizioni gravi o fatali che coinvolgono per esempio cuore, cervello o reni». Covid è risultato correlato a un aumento del rischio del 68% delle condizioni di salute (64 dei 94 disturbi analizzati), mentre l’influenza è stata associata a un rischio di +6% (6 dei 94 disturbi), soprattutto per il sistema respiratorio. Gli autori dello studio hanno valutato i dati di 81.280 pazienti ricoverati per Covid tra marzo 2020 e giugno 2022 e a 10.985 pazienti ricoverati per influenza tra ottobre 2015 e febbraio 2019.

Aumentare le coperture vaccinali

«I nostri risultati evidenziano la necessità di ridurre il rischio di ospedalizzazione per questi due virus — sottolinea Al-Aly —. Sia per Covid sia per l’influenza stagionale, le vaccinazioni possono aiutare a prevenire malattie gravi e ridurre il rischio di ricoveri e morte. L’obiettivo di aumentare le coperture vaccinali deve essere una priorità per i Governi e i Sistemi sanitari di tutto il mondo. Ciò è particolarmente importante per le categorie più vulnerabili, come gli anziani e le persone immunocompromesse». Sia nel caso di Covid che dell’influenza, più della metà dei decessi e dei disturbi si sono verificati dal secondo mese successivo all’infezione e non nei primi 30 giorni. «L’idea che Covid e influenza siano solo malattie acute non tiene conto dei loro effetti a lungo termine sulla salute umana — conclude Al-Aly —. Prima della pandemia, tendevamo a sminuire la maggior parte delle infezioni virali (“ti passerà nel giro di pochi giorni”), ma stiamo scoprendo che alcune persone finiscono per avere seri problemi a lungo termine. Dobbiamo smettere di banalizzare le infezioni virali e capire che sono le principali responsabili delle malattie croniche».

Difficoltà per la diagnosi e il trattamento

Un altro studio, della Queen Mary University di Londra, pubblicato su EClinicalMedicine, mostra che le persone possono manifestare disturbi prolungati dopo infezioni respiratorie acute, in generale, che risultano negative al test Covid (raffreddore, influenza o polmonite). Tra i sintomi più comuni vi sono tosse, mal di stomaco e diarrea a distanza di oltre quattro settimane dall’infezione iniziale. Sebbene la gravità della malattia sembra essere un fattore chiave del rischio, sono in corso altre ricerche per stabilire perché alcune persone soffrano di sintomi prolungati e altre no. Lo studio fa parte del progetto «Covidence Uk» della Queen Mary University, lanciato nel 2020 e ancora in fase di follow-up, con oltre 19mila persone arruolate. «I nostri risultati fanno luce non solo sull’impatto del Long Covid, ma anche di altre infezioni respiratorie — afferma Giulia Vivaldi, ricercatrice presso l’Università londinese e autrice principale dello studio —. La mancanza di consapevolezza impedisce la segnalazione di queste condizioni. Le “infezioni lunghe” sono difficili da diagnosticare e trattare, soprattutto a causa della mancanza di test e dell’elevato numero di possibili sintomi. Solo per il Long Covid ne sono state studiati più di 200».

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