«Ma quale Medioevo, rifarei tutto. Ora mi minacciano sui social»- Corriere.it

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Dalla nostra invita
TEMPIO PAUSANIA «Vi ringrazio per quello che avete scritto ieri per oggi. Non credo che riuscirete a intimidirmi. Io continuerò a fare il mio lavoro nell’unico modo in cui lo so fare facendo il mio dovere professionale fino in fondo. Ho ricevuto centinaia di messaggi da colleghi, magistrati e anche giornalisti di solidarietà e supporto, ma d’altra parte anche tanti da colleghi e magistrati mi dicevano: ma avvocato, lei fa domande su come sono stati tolti i pantaloni. Questo perché voi avete stigmatizzato un elemento del fatto: non si può fare una violenza sessuale se uno ha i pantaloni».

Tira dritta per la sua strada Antonella Cuccureddu. Parlando con i giornalisti al suo arrivo al tribunale di Tempio Pausania si è fermata per rivendicare la sua professionalità e il suo diritto di fare le «domande sui singoli fatti». È sembrata offesa e si è detta «intimidita» dal clamore che hanno sollevato le sue domande in aula, ieri, nel processo per violenza sessuale di gruppo contro Ciro Grillo e i suoi tre amici, Edoardo Capitta, Vittorio Lauria e Francesco Corsiglia. È quest’ultimo che l’avvocata Cuccureddu difende. Ed è sulla presunta violenza che lo riguarda che ieri lei aveva insistito con una serie di domande finite sott’accusa alla ragazza presunta vittima della violenza, che abbiamo sempre chiamato Silvia anche se non è il suo vero nome. Domande tipo: «Ma se aveva le gambe piegate come ha fatto a toglierle gli slip?», «perché non era lubrificata?», «perché non ha urlato?», «perché non ha usato i denti?», «perché non si è divincolata?».

«Le mie domande alla ragazza troppo intime? No, accerto i fatti» ha ribadito lei oggi. E durante una pausa del processo ha fatto sapere di aver avanzato una richiesta (non meglio specificata) al presidente del collegio, al quale ha fatto presente delle «pressioni» di questo caso. Pressioni che secondo lei subisce anche il tribunale. E intanto le attiviste femministe dell’associazione «Noi donne 2005» di Sassari stanno pensando a un sit in di protesta per le prossime udienze del caso, previste per i giorni 31 gennaio e 1 febbraio. Sulla discussione pesano anche le parole di Dario Romano, avvocato della ragazza assieme a Giulia Bongiorno: «domande da Medioevo» ha commentato lui uscendo dall’aula.

Cuccureddu ha replicato anche a questo parlando delle pressioni di cui dicevamo: «Non ho nessuna ragione di chiarire la questione con il mio collega: tutti e due conosciamo il codice di procedura penale. Ma farò presente al tribunale cosa sta succedendo in questo processo. Qual è la pressione che stiamo subendo tutti perché sono state stigmatizzate domande sul fatto, e non sui sentimenti, fatte dal tribunale. È una pressione sul tribunale». Sarà un’altra giornata lunga per Silvia, la ragazza che accusa i quattro imputati e che oggi è alla sua quarta udienza a rispondere alle domande.

Intanto sul caso monta la polemica. «Leggere nel 2023 che una donna non può subire violenza sessuale se indossa i jeans o che basta un morso per impedire un rapporto orale ci conferma che c’è un problema — Antonella Veltri, presidente D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza —. La conferma arriva anche dal fatto che il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ha tenuto l’Italia sotto procedura rafforzata, proprio in ragione degli stereotipi che ancora sono presenti nelle aule di giustizia. Evidentemente la sentenza della Corte europea per i Diritti Umani JL vs Italia non è ancora stata metabolizzata. Infine, una domanda: possiamo definire un processo basato sui miti dello stupro e su stereotipi giudiziari equo? L’accertamento dei fatti è altro dalle modalità e dai contenuti degli interrogatori che le donne sono costrette a subire. Ci domandiamo cosa deve accadere ancora e di più in Italia perché ci sia una assunzione di responsabilità delle istituzioni».

Uscita dall’udienza, pochi minuti dopo le 15, l’avvocata Cuccureddu ha detto: «Ho rappresentato al tribunale quello che sta avvenendo sulla stampa, per aver fatto domande sullo specifico oggetto del processo, sono stata accusata di aver fatto qualcosa di non opportuno, quando è l’unica cosa che avrei dovuto fare e infatti ho fatto. Ho ricevuto solidarietà da giudice e pm, mi hanno detto di denunciare tutte le minacce sto ricevendo in questo momento sui social. Ne ho parlato al tribunale».

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