«L’ospedale, luogo di cura del corpo e del cuore»

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«Io credo e spero ardentemente che in questa casa, in questo ospedale, brilli sempre la luce che sgorga da Dio, attraverso la testimonianza di chi soffre e di chi si prende cura della sofferenza». Con queste parole il Vescovo Francesco Beschi ha concluso l’omelia della Messa concelebrata con don Alberto Monaci, direttore dell’Ufficio per la Pastorale della salute, il guardiano fra Attilio Gueli, fra Luca Mantovani, fra Stefano Dubini e fra Mauro Mariani nella chiesa dell’ospedale «Papa Giovanni XXIII». «È una grande gioia per me celebrare in questo luogo che sentiamo tutti particolarmente caro», ha detto monsignor Beschi ringraziando il direttore generale Maria Beatrice Stasi, il direttore sanitario Fabio Pezzoli e con loro tutte le persone che lavorano in ospedale, i volontari che generosamente mettono a disposizione il loro tempo, le persone accolte, curate e guarite e i loro familiari.

«Questi giorni di preparazione al Natale – ha continuato il Vescovo – sono densi di gioia, di quella gioia che scaturisce dalla speranza, sentimento che facciamo diventare preghiera per i malati, per chi cura, per chi vuole bene a queste persone. È la nascita di Gesù che genera la speranza. La nascita di Gesù è la buona notizia che viviamo anche in questo ospedale: i malati e i loro famigliari attendono la buona notizia da coloro che curano, non sempre è la guarigione, ma la certezza di non essere abbandonati mai; è l’amore che si esprime attraverso competenze e ricchezza di umanità. Qui si fasciano le piaghe del corpo e del cuore. Questa cura diventa liberazione. Quello che cambia il mondo non è il potere, ma il dono. Dobbiamo coltivare la bellezza del donare, ma anche l’umiltà di accogliere il dono».

La visita in Chirurgia

Un gesto di speranza molto apprezzato è stata la visita a un reparto, che, come ogni anno, si è svolta prima della Messa. «Quest’anno – spiega Stasi – abbiamo pensato a un “inedito”, un reparto in cui monsignor Beschi non è mai stato accompagnato. Abbiamo scelto la Chirurgia, dove sono ricoverati pazienti in attesa di intervento, già operati, sia per percorsi programmati che per urgenze. È un reparto in cui i posti sono sempre pieni». Ad accompagnare il Vescovo al primo piano della Torre 4 il direttore generale Stasi, il direttore sanitario Pezzoli, il direttore di Chirurgia 1 Alessandro Lucianetti, il dottor Fabio Frosio, altri medici del reparto e specializzandi. Monsignor Beschi ha voluto salutare i degenti, per ognuno una parola, un sorriso, una stretta di mano, una carezza, una preghiera. Dai medici ha ascoltato le storie, i motivi del ricovero, come la persona sta reagendo alle cure.

«È stata una visita molto gradita. È un bel segno la presenza del Vescovo tra i pazienti. Siamo fortunati che sia venuto oggi. È da un po’ che non stavo bene e alla fine sono stato operato di appendicite acuta», dice Stefano Martino, con accanto la moglie. Guido e la moglie Luisa parlano con il Vescovo, gli ricordano che anni prima ha impartito la Cresima al figlio Carlo. «Sapevamo che sarebbe passato il Vescovo. È importante questa visita in un momento in cui stiamo vivendo una difficoltà», dicono marito e moglie. Una signora di Cologno al Serio, che è in attesa di intervento, ricorda a monsignor Beschi che anche lei era a Roma per l’ordinazione del Cardinale Pierbattista Pizzaballa: «La visita del Vescovo – ha detto – è stata davvero bellissima, aiuta a tenere su il morale. Siamo nelle mani di Dio e anche dei chirurghi, dobbiamo accettare quello che accade». Giorgio Saradini di Presezzo spera di essere a casa in pochi giorni, augurandosi di poter rivedere il Vescovo alla Messa di Natale in Cattedrale; nella stessa stanza Mike Wilson, che abita a Ciserano, è stato operato da poco; con lui la moglie: «Speriamo di tornare a casa per il 25, vediamo i miglioramenti, qui siamo in buone mani. Il Vescovo è molto gentile ed è piacevole parlare con lui».

I doni per il Vescovo

Il Vescovo ha ricevuto alcuni doni, tra cui un presepe, un dipinto realizzato dai detenuti del carcere, e – dal direttore generale Maria Beatrice Stasi – il libro «23 La linea rossa» scritto da Raffaello Baitelli, che all’epoca dell’emergenza Covid era infermiere al «Papa Giovanni», oggi infermiere di famiglia. «È una raccolta di poesie nata da quella terribile esperienza, un modo per riflettere e, in qualche modo, per superare quanto vissuto», commenta la dg Stasi, che quest’anno conclude il suo impegno al «Papa Giovanni». Prima di lasciare l’ospedale, una sosta anche al presepe realizzato da fra Mauro, in cui trovano posto personaggi e animaletti creati dai bambini degenti: «Un piccolo ricoverato in Oncologia ha realizzato un pupazzo che lo rappresenta e ha voluto mettersi a guardia della capanna di Gesù Bambino», racconta fra Mauro.

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