Ketamina, da anestetico a droga, ma la molecola (per spray nasale) cura la depressione- Corriere.it

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L’attore Matthew Perry, celebre per aver interpretato il ruolo di Chandler nella popolare serie tv Friends è , è morto per gli «effetti acuti della ketamina». Perry è deceduto il 28 ottobre scorso a 54 anni e a distanza di due mesi sono ora note le cause della sua morte. L’attore fu trovato senza vita nella piscina della sua villa a Los Angeles. In una dichiarazione dell’ufficio di medicina legale della contea di Los Angeles è scritto che l’attore è morto per un incidente e che i fattori che hanno contribuito alla sua morte includevano «annegamento, malattia coronarica ed effetti della buprenorfina (molecola utilizzata per trattare il dolore acuto e cronico e la dipendenza da oppioidi, ndr).» A causare la morte dell’attore sarebbero stati comunque gli effetti della ketamina che Perry stava assumendo per infusione nel contesto di una terapia contro l’ansia e la depressione. Tuttavia, secondo il rapporto tossicologico del medico legale, nel suo organismo sono stati ritrovati 3.540 ng/ml di ketamina, concentrazione estremamente elevata, equivalente alla quantità che sarebbe stata utilizzata durante un’anestesia generale. Come scritto da diversi media americani l’ultim0 trattamento è avvenuto oltre sette giorni prima della sua morte e gli alti livelli di ketamina riscontrati nel suo corpo non potevano derivare dal trattamento terapeutico. Secondo il parere di alcuni psichiatri gli alti livelli di ketamina si possono spiegare solo con un uso diverso da quello terapeutico o con difficoltà che in genere si riscontra nei dosaggi post mortem, motivo per cui potrebbe verificarsi un’alterazione dei dati.

La ketamina come anestetico

La ketamina è nato come farmaco anestetico e sedativo grazie al modo in cui si va a legare ai recettori del nostro cervello per via della sua interazione con uno specifico neurotrasmettitore eccitatorio: il glutammato. La ketamina si lega ai recettori per il glutammato chiamati recettori NMDA, rendendoli incapaci di assorbire glutammato, quindi l’impulso elettrico tra i neuroni viene bloccato e questa è la base dei suoi effetti anestetizzanti. «Il farmaco è sicuro ed è usato per indurre sedazione profonda in situazioni di urgenza in pronto soccorso perché ha un profilo di tollerabilità molto buono rispetto ad altri anestetici» commenta lo psichiatra Giancarlo Cerveri, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze dell’Azienda Sociosanitaria (ASST) di Lodi. La molecola è usata oggi molto in ambito veterinario.

La ketamina come droga

La ketamina a dosaggi inferiori a quelli utilizzati per l’anestesia agisce sul sistema nervoso centrale ed è una vera e propria droga, anche piuttosto diffusa a vedere i risultati delle analisi delle acque reflue in Europa. La ketamina può essere sniffata, assunta con iniezioni intramuscolari o ingerita in base alla forma in cui si trova. Se sniffata, la ketamina inizia a sortire i suoi effetti in pochi minuti (l’effetto dura dai 40 ai 60 minuti) causando euforia alternata a sensazioni di calma e serenità e distacco tra mente e corpo, con dissociazione dalla realtà: il corpo non risponde ai comandi e possono comparire allucinazioni visivo-uditive. Si avrà una perdita delle funzioni motorie, vertigini, torpore, difficoltà a parlare, tachicardia, aumento della pressione, confusione e nausea. Ad alti dosaggi, con iniezioni intramuscolari, può anche sopraggiungere l’arresto respiratorio che può portare a coma o morte.

«L’uso di queste sostanze – dice Fabrizio Gatti, medico specialista in psichiatria esperto in dipendenze – può compromettere l’equilibrio psichico dell’individuo, soprattutto nei giovani che non hanno ancora completato i processi di maturazione psicologica , scatenando depressione, insonnia, psicosi e disturbi paranoici». Uno dei rischi maggiori di un’esperienza con allucinogeni è il Bad trip, con sensazione di deformazione del corpo molto frequente, che può manifestarsi con stati ansiosi e angoscia, che possono essere superati o sfociare in crisi di panico e psicosi e perdita di coscienza. Uno degli effetti più devastanti della sostanza avviene ai danni della vescica. Chi consuma assiduamente ketamina va incontro a problemi urinari e può addirittura essere costretto a subire un intervento di cistectomia, e cioè l’asportazione della vescica.

La ketamina antidepressivo

Negli Stati Uniti la ketamina in infusione, a dosaggi più bassi di quelli utilizzati per l’anestesia, viene utilizzata anche off-label per il trattamento della depressione e sintomi psichiatrici ed è probabilmente questa la terapia che stava seguendo Matthew Perry. La Food and Drug Administration ha tuttavia emesso nell’ottobre scorso un avviso sui pericoli derivanti dal trattamento dei disturbi psichiatrici con composti di ketamina dal momento che sempre più persone cercano terapie alternative contro la depressione, il disturbo da stress post-traumatico e ansia. Questi trattamenti negli Usa sono spesso venduti online attraverso piattaforme di telemedicina senza controlli medici reali, e con il rischio concreto di andare in overdose. L’Fda ha avvertito che l’uso senza supervisione di composti di ketamina aumenta il rischio di pericolose reazioni psichiatriche e problemi di salute come l’aumento della pressione sanguigna, insufficienza respiratoria, problemi del tratto urinario che possono portare all’incontinenza.

Sia negli Stati Uniti che in Italia è approvato solo un derivato della ketamina, denominato esketamina, come terapia contro la depressione resistente al trattamento (circa il 30% dei pazienti non riescono a curare la depressione con terapie tradizionali). Il farmaco si presenta sotto forma di spray nasale (e per questo il trattamento è molto più semplice da utilizzare di una infusione) e può essere prescritto solamente a quei pazienti che non hanno risposto positivamente alle terapie antidepressive tradizionali. L’esketamina può essere somministrata solamente in ambienti ambulatoriali e in presenza di un medico. «L’esketamina in Italia è stata introdotta recentemente, la utilizziamo da circa un anno nei servizi di salute mentale – commenta Cerveri – e abbiamo avuto ottimi riscontri. Si tratta si somministrazioni di puf nasali monodosi, inizialmente bi-settimanali, che poi diventano settimanali da fare solo in ambulatorio per evitare abusi. Nel paziente che non ha risposto ad altre terapie viene aggiunta la ketamina alla terapia che sta già seguendo»

Agendo con un meccanismo d’azione innovativo sui circuiti cerebrali del glutammato, la molecola derivante dalla ketamina è in grado di ripristinare le connessioni cerebrali tra le diverse aree del cervello. A differenza di altre molecole, che impiegano diverse settimane nel raggiungere l’effetto desiderato, la ketamina agisce in maniera rapida sui sintomi depressivi, mantenendo l’effetto sul lungo periodo e riducendo nettamente il rischio di ricaduta.

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