Influenza e Covid: la Regione alza la soglia di allerta

admin
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Starnuti, nasi che colano. Febbre, difficoltà respiratorie, bronchioliti. Fuori fa freddo, e proprio questi sono i giorni più «caldi» dei virus respiratori. Soprattutto per quelli che colpiscono i bambini: lo racconta l’esperienza comune, tra figli malati e classi scolastiche decimate, e lo confermano i dati. L’ultimo bollettino della sorveglianza epidemiologica della Regione Lombardia sulle sindromi simil-influenzali, riferito alla settimana dal 4 al 10 dicembre, parla di «intensità alta» della circolazione virale, con un’incidenza di 14,3 casi ogni mille assistiti (i pazienti dei medici di base e dei pediatri). Ma viaggia a velocità ben diverse, questo contagio: la fascia dagli 0 ai 4 anni è la più colpita, con 31 casi ogni mille persone, mentre nella fascia 5-14 anni l’incidenza è di 13,4 casi ogni mille assistiti, tra gli adulti (15-64 anni) si viaggia a 14,6 casi ogni mille persone e tra gli over 65 si scende a 8,6 casi ogni mille persone. Proiettando il dato regionale sulla Bergamasca, qui la stima è di circa 15-16mila persone colpite da questi virus nell’ultima settimana, tra cui circa 1.300 bimbi fino ai 4 anni e circa 1.500 nella fascia dai 5 ai 14 anni.

Le raccomandazioni dell’Ats

Il polso della situazione lo si coglie bene nelle scuole. Proprio per questo diversi istituti stanno diffondendo circolari sulle precauzioni da adottare, allegando anche una nota del dipartimento di Igiene e prevenzione sanitaria dell’Ats di Bergamo.

Si parte da un rilievo: «Si sta registrando un aumento delle sindromi respiratorie, con un trend di crescita prossimo a un livello epidemico di intensità alta», a cui «concorrono alla circolazione dei diversi patogeni, tra cui virus influenzali e il Sars-Cov-2». Ne discendono diverse raccomandazioni: «Rimanere al domicilio in presenza di sintomi respiratori febbrili»; «in caso di infezione accertata da Covid-19, pur non esistendo l’obbligo di isolamento secondo la normativa vigente, è fortemente raccomandato di rimanere a casa avendo cura di utilizzare la mascherina nelle occasioni di contatto con altre persone»; «considerare l’utilizzo della mascherina» e «igienizzare frequentemente le mani», «applicare frequentemente l’aerazione degli ambienti». Dall’Ats si ricorda anche l’importanza della vaccinazione, sia anti-Covid sia antinfluenzale.

I pediatri

Il primo riferimento per le famiglie resta il pediatra: «Una fase intensa è cominciata proprio in questa settimana», osserva Luigi Greco, pediatra e tesoriere dell’Ordine dei medici di Bergamo: «Non è una fase critica – precisa il pediatra –, ma l’andamento tipico della stagione. Si rilevano molte infezioni delle alte vie respiratorie: più infezioni streptococciche che bronchioliti, mentre l’influenza ha cominciato ora a far capolino e ce l’aspettiamo nelle prossime settimane». Scorre quindi un «appello», rivolto in particolare ai genitori: «Non farsi prendere dal panico – sottolinea Luigi Greco –. In caso di sintomi è importante controllare come sta il bimbo, se è vivace e reattivo, e non farsi impressionare dal valore della febbre. Quest’anno c’è da registrare anche un buon successo della campagna antinfluenzale».

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In reparto

Un flusso significativo si scorge anche negli ospedali. «Il numero degli accessi in Pronto soccorso pediatrico è rimasto abbastanza costante da settembre a fine novembre – spiega Lucio Verdoni, responsabile della Pediatria d’urgenza dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo – , quando vi è stato un primo incremento del 10% degli accessi. L’incremento più significativo è stato nell’ultima settimana dove abbiamo rilevato una crescita del 25% degli accessi (una media di 65-70 accessi al giorno). L’impennata è ovviamente dovuta alla patologia respiratoria, come abituale in questa stagione dell’anno, non solo per le bronchioliti (attualmente 5 ricoverate e 1-2 in Pronto soccorso, prevalentemente sostenute da virus respiratorio sinciziale), ma anche per le polmoniti (abbiamo avuto due polmoniti da mycoplasma). Nell’ultima settimana abbiamo anche riscontrato molto più frequentemente tamponi positivi per Sars-Cov2, due con necessità di ricovero in degenza ordinaria e con decorso favorevole (come sempre nei bambini)».

Una «accelerazione nell’ultima settimana», e nello specifico per le bronchioliti, la coglie anche Cesare Ghitti, direttore del dipartimento Materno-infantile e pediatria dell’Asst Bergamo Est: «Ogni anno il periodo di picco si sposta lievemente – ragiona il primario –, negli ultimi due anni era stato anticipato. Si sovrappongono forme influenzali e Rsv (il virus sinciziale responsabile di bronchioliti, ndr), e ancora si incontra il Covid: la scorsa notte ad esempio abbiamo registrato quattro bambini positivi al Sars-CoV-2, di cui due sono stati poi ricoverati. L’afflusso in Pronto soccorso per le patologie stagionali è molto intenso e il reparto è pieno. Tutto ciò ribadisce l’importanza di vaccinarsi contro l’influenza, per ridurre almeno una patologia. Pensiamo che fino a dopo le feste non avremo un rallentamento nell’afflusso».

Più posti letto per Covid

La diffusione dei virus respiratori riguarda ovviamente l’intera popolazione, senza distinzioni d’età, e il recente «ricarico» sul sistema sanitario ha spinto la Regione ad alzare il livello di guardia. Proprio ieri la Direzione generale Welfare ha inviato agli ospedali una comunicazione per «l’attivazione delle fasi Pronto soccorso e ospedaliera di primo livello»: in concreto, si dà indicazione di aumentare i posti letto per pazienti con sindromi respiratorie (Covid, influenza o patologie analoghe). Si tratta di un primo step rispetto a una scala che comprende anche un «livello 2», un «livello 3» e un «livello epidemico». Nel «livello 1» (che scatta quando in tutta la Regione si superano i 50 ricoverati in Terapia intensiva e i 500 degenti ordinari per Covid/influenza come «malattia primaria») «la funzionalità del sistema ospedaliero è integralmente preservata», specifica il piano della Regione Lombardia. L’attenzione si posa anche sui prossimi giorni: «Nella programmazione delle azioni si raccomanda – si conclude così la nota diramata venerdì 15 dicembre – di adeguare l’offerta ospedaliera e territoriale rispetto a un potenziale aumento delle sindromi respiratorie in concomitanza con le festività natalizie e con un possibile aumento delle richieste ai Pronto soccorso».

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