Influenza, Covid, vaccini: intervista a Pregliasco

admin
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C’è una recrudescenza di casi di Covid-19. “Non siamo in una situazione di grave pericolo per la salute pubblica, ma non dimentichiamoci che anche quest’ultima settimana prima di Natale abbiamo registrato oltre 400 decessi in Italia legati al coronavirus”. Sono parole che mettono in guardia quelle pronunciate a QuiFinanza da Fabrizio Pregliasco, Direttore sanitario dell’IRCCS Ospedale Galeazzi di Milano, nonché docente di Igiene Generale e Applicata presso l’Università degli Studi di Milano.

A quattro anni di distanza dai primi casi di Covid-19 registrati a Wuhan, le nuove varianti del virus – unite alla comparsa dell’influenza stagionale che sta colpendo milioni di cittadini –  rischiano di mettere a dura prova la tranquillità che tutti vorremmo avere negli ultimi giorni dell’anno. E così, in un’intervista esclusiva rilasciata a Qui Finanza, Pregliasco torna a parlare dei comportamenti più adeguati da mantenere durante il periodo di Natale per evitare di mettere in pericolo la salute delle persone anziane e dei soggetti più fragili.

Prof. Pregliasco, nelle ultime settimane sono tornati a crescere i casi di Covid-19 nel nostro Paese. Cosa dobbiamo aspettarci per i giorni tra Natale e Capodanno?

La situazione è tornata ad essere preoccupante, almeno per quanto riguarda il numero di pazienti positivi, che sono quasi raddoppiati nelle tre settimane di dicembre. I dati che raccogliamo sono in linea con le previsioni che facciamo da mesi: senza più alcun rispetto delle norme di prevenzione individuale e con l’arrivo delle basse temperature invernali, era chiaro che i casi sarebbero tornati a salire. Ora però occorre prudenza, per evitare che le feste di fine anno diventino ancora più complicate.

Oltre alla recrudescenza del Covid, dobbiamo fare i conti anche con l’influenza stagionale: sono tantissimi gli italiani fermi a letto, con sintomi anche molto pesanti.

Da circa un mese stiamo registrando un aumento del numero di ingressi in quasi tutti gli ospedali del nostro Paese. I pazienti che finiscono in terapia intensiva hanno tutti contratto il Covid-19, mentre nei reparti ordinari la pressione maggiore è causata in buona parte dagli effetti dell’influenza stagionale. Il rischio è che si arrivi ad un doppio picco tra Natale e Capodanno, con conseguente ingolfamento dei Pronto Soccorso.

Quali comportamenti dovremo seguire in compagnia di amici e parenti?

Potremo trascorrere il Natale in tranquillità, ma dovremo farlo rispettando alcune indicazioni fondamentali. Innanzitutto, occorre usare le mascherine nei momenti di convivialità se si avverte la comparsa di qualsiasi sintomo di malessere o eccessiva stanchezza. La seconda raccomandazione riguarda proprio i pazienti che hanno contratto il Covid: se si tratta di soggetti anziani o fragili, bisogna ricorrere ai farmaci antivirali. Quello segnalato dall’Organizzazione mondiale della sanità è il Paxlovid. Infine, non mi stancherò mai di dirlo, raccomandiamo a tutti i cittadini di sottoporsi al vaccino, sia quello per il coronavirus che quello per la sindrome influenzale.

I due vaccini si possono fare insieme? Ci sono delle controindicazioni?

Da anni mi occupo dello sviluppo dei vaccini contro l’influenza e ho partecipato anche agli studi per quello contro il Covid-19. Le due cose vanno di pari passo, stiamo sperimentando vaccini combinati che possano contenere entrambe in un’unica iniezione. Ad oggi questo scenario non c’è ancora, ma posso dire con assoluta tranquillità che si possono fare entrambe le punture nella stessa seduta vaccinale, lo stesso giorno, nello stesso momento.

Chi deve sottoporsi ai vaccini?

In particolare gli anziani, i soggetti con altre patologie già presenti e i pazienti immunodepressi. Ma ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte per tutelare la salute di tutti.

Tra chi si ammala, una tendenza troppo diffusa è quella di curare i sintomi assumendo l’antibiotico. È la cosa giusta da fare?

Assolutamente no. Le forme influenzali e il Covid-19 non possono essere curate con gli antibiotici. Questo è un problema grave: se ne usano in quantità industriale, nella speranza che facciano effetto – spesso senza alcuna prescrizione medica e facendo ricorso alle confezioni che già sono presenti in casa – ma non sono i farmaci giusti per curare queste patologie.

Il suo ultimo libro “I superbatteri. Una minaccia da combattere”, scritto con Paola Arosio per la casa editrice Scienza e Idee, pone l’accento proprio sull’abuso di antibiotici che abbiamo fatto nel corso degli anni…

Dopo averne abusato per decenni, oggi gli antibiotici stanno perdendo la loro efficacia nel contrastare alcuni batteri particolarmente scaltri e resistenti. Quelli che, appunto, con Paola Arosio abbiamo rinominato superbatteri. Lo ha confermato di recente l’Organizzazione mondiale della sanità. C’è il rischio importante che tornino ad emergere alcune patologie che abbiamo contrastato con efficacia per decenni. Io lo dico sempre: l’antibiotico è come una lama, ogni volta che lo usiamo perde una parte della propria efficacia”.

In queste settimane si è scatenato un dibattito molto acceso sui possibili tagli delle pensioni di vecchiaia di medici e infermieri, un provvedimento che il governo di Giorgia Meloni aveva inserito nella prima bozza della Legge di bilancio. Ora questa norma è stata rimossa, ma nel frattempo ci sono state diverse giornate di sciopero negli ospedali di tutta Italia. Che idea si è fatto su questa vicenda?

Non si sarebbe dovuto nemmeno arrivare a scioperare. La retromarcia del governo sul taglio delle pensioni a medici e infermieri è sacrosanta. Spero che l’esecutivo riponga la sua attenzione su un altro tema molto più importante: la sanità territoriale. Occorre aprire nuove case di comunità, aumentare il numero di medici di base e mettere in collegamento queste due componenti per dare un servizio completo ai cittadini, che oggi – quando stanno male – sono in balia dei Pronto Soccorso sempre pieni.

Con questa stretta, l’intento dell’esecutivo pareva essere proprio quello di tamponare la grave carenza di personale sanitario del nostro Paese. Lei cosa consiglierebbe di fare per risolvere questo problema? Si parla di eliminare il test d’ingresso per le facoltà di Medicine nelle nostre università.

Il numero chiuso nelle facoltà di Medicina e Chirurgia non può essere abbandonato, altrimenti finiamo a fare lezione nei teatri e nelle palestre. Le nostre strutture universitarie non sono attrezzate per accogliere un numero di studenti abnorme e imprecisato. Occorre però ripensare ai criteri di selezione, sia in entrata, sia nel corso degli anni di studio. Chi lo merita deve andare avanti, dev’essere premiato e agevolato, ma questo non può funzionare per tutti senza distinzione.



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