Il mio appello a Tesla: tagli il prezzo di Model Y (bastano 1.300 euro)

admin
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L’amico Alessandro lancia un appello a Tesla: giù il listino della Model Y e il mercato tornerà a volare. Con un taglio di appena 1.300 euro, infatti, la versione base rientrerebbe nella soglia  dell’Ecobonus, dando a tutti la possibilità di accedere a un’auto elettrica senza limiti. Tutti gli altri sarebbero costretti a seguire. Così gli assurdi incentivi italiani potrebbero rivelarsi “geniali”. 

                      di Alessandro Abbotto

Siamo agli sgoccioli del 2023 e possiamo cominciare a tirare le somme sull’incentivo per la mobilità sostenibile. Ricordiamo che, in assenza di rottamazione, l’incentivo corrisponde a € 3.000 per la classe di emissioni 0-20 g CO2/km (veicoli elettrici BEV o a idrogeno FCEV) e € 2.000 € per la classe di emissioni 21-60 g CO2/km (ibride plug-in o PHEV) (e, ahimè, anche € 2.000 per i veicoli termici tradizionali, ma solo in presenza di rottamazione).

Il flop annunciato dei mini incentivi

Gli importi sono stati minori che nel passato e il risultato si vede: dei 180 milioni di euro stanziati per la categoria 0-20 g/km, solo poco meno di 80 milioni sono stati utilizzati, il 43%.

La rivisitazione degli incentivi è comune in tutto il mondo, dove però il mercato elettrico è molto più maturo che in Italia (in Italia nel 2023 la quota BEV è ferma al 4,1%). Oltre alla Cina, molti paesi europei (dove la quota di mercato sulle immatricolazioni è a due cifre) hanno ridotto o modificato la natura degli incentivi all’acquisto.

Ad esempio, in Norvegia è stata reintrodotta nel 2023 l’imposta, anche se solo sui modelli più costosi (prezzo oltre 500.000 corone norvegesi, corrispondenti a circa € 43.000). In altri paesi, come in Francia, dove comunque la quota di mercato di veicoli elettrici è già molto alta (circa 20%) e dove il diesel è ormai scomparso, gli incentivi rimangono generosi, soprattutto per i redditi medio-bassi, per i quali addirittura vi è stato un aumento nell’ultimo anno (da € 6.000 a € 7.000).

LEGGI ANCHE: La Francia ha deciso: zero bonus per le cinesi

Ma ciò che ha sorpreso più di tutto degli incentivi italiani è la scelta, a prima vista del tutto inopportuna, di porre un tetto di prezzo  per i veicoli elettrici (prezzo di listino comprensivo di optional € 35.000 euro, IVA esclusa) inferiore a quello per le ibride plug-in (€ 45.000, sempre IVA esclusa). E di destinare a quest’ultime molte più risorse (223 milioni di euro contro i 180 milioni di euro per le BEV).

Il paradosso delle ibride plug in

Inopportuno perché mentre i dati di emissioni ufficiali (WLTP) indicano una classe di emissioni per le PHEV molto bassa, anche fino a 20 g/km, la situazione reale è alquanto diversa. Nel 2020 un esteso studio da parte del prestigioso Fraunhofer Institute for Systems and Innovation Research in Germania, uno dei più importanti istituti di ricerca europei, in collaborazione con la statunitense International Council on Clean Transportation-ICCT (per intenderci quella che ha commissionato lo studio che poi ha portato al Dieselgate) ha chiaramente stabilito che le emissioni reali nelle PHEV risultano da 2 a 4 volte superiori rispetto a quelle ufficiali. E’ conseguenza del fatto che la frazione reale di chilometraggio svolta in modalità elettrica (circa un terzo) era la metà di quella prevista dal protocollo standard. Altri studi, su flotte aziendali, sono giunti alle stesse conclusioni.

In altri termini, il nostro governo premia con gli incentivi le auto più inquinanti. Non solo le termiche tradizionali, ma anche le “finte” elettriche, le plug-in. Non a caso in giro per l’Europa (ad esempio Belgio, Finlandia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito) fin dal 2019 i veicoli PHEV non sono incentivati. L’Irlanda ha tolto i sussidi per le PHEV nel 2022, seguita dalla Germania nel 2023. Ancora una volta quindi il nostro paese si distingue per scelte immotivate e controcorrente.

Eppur qualcosa si muove nei listini

Eppure, un merito, notevole e probabilmente del tutto involontario, questa scelta inopportuna lo ha avuto: abbassare i prezzi di listino per i veicoli elettrici. Eh sì, perché, limitati dalla soglia di incentivi per l’elettrico (€ 35.000 senza IVA, € 42.700 con IVA), molte case automobilistiche sono corse, per necessità (o, forse, anche per virtù), al riparo ritoccando al ribasso i listini per rientrare nella fascia di prezzo imposta.

Appello a Tesla: La Model 3 base rientra già nella soglia dell’Ecobonus, fate altrettanto con Model Y

L’esempio più rappresentativo è quello del prezzo della Tesla Model 3 che, nella sua versione di base (ma comunque già completa di tutto e con un’autonomia WLTP di 513 km), è stato ridotto a € 42.490 (solo € 210 sotto la soglia!) con un ribasso di € 3.500. Sommando gli incentivi con rottamazione, corrisponde a un ribasso complessivo di ben € 8.500 per l’acquirente! Guarda caso erano rimasti invariati, lo scorso marzo, i prezzi delle versioni Long Range e Performance, fuori dall’ecobonus.

Chi rientra già nell’Ecobonus

Ma non è l’unico esempio. Ecco altri allestimenti premium o semi-premium che, almeno nella versione di base (ma, spesso, più che accessoriata e adatta per la gran parte delle necessità, dagli ADAS e guida semi-autonoma alla sicurezza), rientrano nella fatidica soglia. Kia Niro (€ 40.950), Peugeot e-308 (€ 41.780), BYD Atto 3 (€ 41.990), Nissan Ariya (€ 42.600), Renault Mégane (€ 40.950), Volkswagen ID.3 (€ 41.900), Volvo EX30 (€ 35.900), Volvo XC40 (€ 37.400).

Volvo EX30

Non si sa ancora nulla di certo sugli incentivi 2024. Ma le notizie parlano di una conferma, almeno per i primi mesi, degli importi 2023, con la stessa distinzione di prezzo massimo di accesso tra veicoli elettrici (€ 42.700 con IVA) e ibridi plug-in (€ 54.900 con IVA). Il governo italiano insiste, quindi, sulla sua politica controcorrente di incentivare maggiormente i veicoli più inquinanti.

Ma questa volta dico: grazie! Perché, anche se in modo del tutto involontario, il governo è riuscito a innescare una politica virtuosa di ribasso dei prezzi da parte delle case automobilistiche. Sommata agli incentivi, si traduce in risparmi anche di quasi € 10.000 per l’utente finale.

E chi balla sulla soglia

E va assolutamente bene che il prezzo sottosoglia per l’accesso agli incentivi sia limitato solo alla versione di base (tutti gli esempi riportati sopra hanno prezzi di listini superiori, in molti casi anche significativamente, alla soglia dell’ecobonus quando si va alle versioni di top gamma).

Gli allestimenti di base non solo sono già molto completi in termini di accessori e supporti alla guida e alla sicurezza. Ma, in molti casi, montano le economiche batterie LFP a basso impatto senza nickel e cobalto, rispetto alle tradizionali NMC delle versioni superiori.

L’autonomia delle versioni di base, a batteria LFP, è ormai più che sufficiente per la gran parte delle necessità di tutti i giorni. È del tutto inutile correre dietro ad autonomie eccezionali, portandoci per tutto il tempo dietro una batteria ad alto impatto e inutilmente pesante e costosa. Quando abbiamo necessità di fare più di 500 km senza alcuna sosta? Al più quando andiamo in vacanza. E per quella volta all’anno che capiterà, potremo programmare una ricarica in più senza alcun problema.

La Kia EV6 non è lontana dalla soglia dell’Ecobonus. L’appello a Tesla vale anche per la casa coreana.

E allora, care case automobilistiche, andate pure avanti con questa politica e abbassate i prezzi di listino delle versioni base. Anzi, il mio invito è, a tutti i produttori, di mettere sempre in catalogo almeno una versione base a meno di € 42.700, anche in tutti quei casi in cui nel 2023 il prezzo è stato leggermente superiore. Tra queste troviamo: BMW iX1, BYD Seal, Hyundai Ioniq 5 e 6, KIA EV6, Peugeot e-3008, Aiways U5, Seres 3, Skoda Enyaq.

Appello a Tesla: un passetto in più

Un esempio tra tutti? La Tesla Model Y, già star del mercato europeo e italiano (da gennaio a novembre 2023 è risultata l’auto elettrica più venduta in Italia), ha un prezzo di listino di partenza di € 46.990. Ma spesso si trova sul sito Tesla, tra i veicoli in pronta consegna (parlo di auto nuove) a poco più di € 44.000.

Ecco allora il mio appello a Tesla: fate un piccolo passetto in più, ribassate ancora di altri € 1.300 (sono certo che Elon Musk potrà permetterselo) e consentirete ad ancora più cittadini di accostarsi, e dalla porta principale, alla mobilità elettrica premium con un risparmio rispetto al prezzo attuale di almeno € 7.000.

Facendo sì che un’ auto elettrica premium, quale la Model Y, diventi alla portata di molti, con un prezzo finale di vendita di molto meno di € 40.000 (con la rottamazione andrebbe a non più di € 37.700. Non male per un’auto che, anche nella versione di base, fino a poco tempo fa era venduta a quasi € 50.000).

Tesla si è sempre dimostrata precursore di scelte innovative, tecnologiche e di mercato, rispetto ad altri produttori. Adesso ha l’occasione di farlo nuovamente e tirare la volata al mercato verso prezzi sempre più accessibili. Per una mobilità elettrica sempre più per tutti, dalle city car alle versioni premium. Grazie anche alle politiche (inopportune o incredibilmente geniali?) del nostro governo.

Insegna Scienza dei materiali all’Università Milano Bicocca, è presidente della Divisione di Chimica Organica della Società Chimica Italiana, coordinatore nazionale dei Giochi e Campionati Internazionali della Chimica della Società Chimica Italiana, co-chair del XXVIII Congresso Nazionale della Società Chimica Italiana (Milano, 26-30 agosto 2024).

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