FdI torna a superare quota 29%, in discesa Lega e Forza Italia. Il Pd risale al 19%, M5S al 17,2- Corriere.it

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L’ultimo mese, ancora dominato dalla situazione internazionale e in particolare dal conflitto israelo-palestinese, ha visto alcuni elementi caratterizzanti per quanto riguarda la politica interna. Vanno ricordati almeno l’avvio dell’iter della riforma costituzionale relativa al premierato, l’accordo sui migranti con l’Albania, l’approvazione della legge di Bilancio. Per la prima, abbiamo desunto da uno dei nostri sondaggi che il tema, che avrebbe dovuto essere nell’intenzione dei presentatori di grande impatto («la madre di tutte le riforme» l’ha definita la presidente Meloni), in realtà non scalda molto i cuori dell’elettorato.

L’accordo con l’Albania è al momento fermo per decisione dell’Alta corte albanese che dovrà esprimersi sulla sua costituzionalità. La manovra di bilancio, presentata in ottobre e non ancora approvata, sempre dai nostri sondaggi risultava lasciare una certa insoddisfazione negli italiani. Infine vi sono stati alcuni altri elementi che probabilmente non hanno avuto impatti positivi sugli elettori (dal treno fatto fermare dal ministro Lollobrigida, alla scadenza del mercato protetto per l’energia, fino alla polemica tra il ministro Crosetto e la magistratura).

Per queste ragioni prosegue quel calo del consenso per governo e premier che abbiamo cominciato a vedere a partire dalla ripresa di settembre. Oggi infatti raggiunge il 50% l’opinione negativa sull’operato dell’esecutivo e scende al 39% la percentuale di chi invece esprime approvazione. L’indice sintetico (la percentuale di giudizi positivi su chi si esprime, esclusi i «non sa») di questa settimana è di 44, in calo di un ulteriore punto rispetto a novembre e di oltre 10 punti rispetto ai livelli massimi registrati immediatamente dopo l’insediamento del governo. Molto simile il trend per la presidente del Consiglio: crescono di un punto e arrivano al 49% i giudizi negativi, scendono di due punti le opinioni positive che si collocano al 39%. Con un indice di 44, in contrazione ancora più netta rispetto a quello dell’esecutivo, con un calo di due punti nell’ultimo mese, al livello più basso dall’insediamento. L’allineamento progressivo tra la presidente e il governo si è definitivamente compiuto. Il valore aggiunto di Giorgia Meloni sembra quindi ridursi.

Nello scenario di voto, emerge tuttavia un orientamento che, all’interno del centrodestra, tende a premiare sia pur di poco Fratelli d’Italia che oggi si stima al 29,3% con una crescita di poco meno di un punto rispetto all’ultimo mese. Ma scendono gli alleati: la Lega è oggi stimata all’8% con una perdita di 1,2 punti nell’ultimo mese. Il posizionamento che Salvini sta dando al partito sembra non essere particolarmente apprezzato dagli elettori e il recente incontro delle forze di estrema destra non ha giovato, evidenziando anche posizioni diverse nel partito. Anche Forza Italia cede un punto, attestandosi al 6,8% e fermando la ripresa che avevamo visto negli ultimi due mesi. Il partito non è riuscito ad avere forte visibilità e spesso le posizioni espresse erano di distanziamento rispetto agli alleati (come appunto con Salvini) o rispetto a scelte del governo (come, per esempio, l’orientamento alla proroga del Superbonus), con poco impatto sugli elettori.

Complessivamente, quindi, il centrodestra segna un ulteriore arretramento (-1,5% rispetto allo scorso mese, con un risultato complessivo del 45,1%) e arriva al livello più basso dalle elezioni del 2022. L’opposizione ne ha qualche beneficio, con il Pd che risale di un punto, collocandosi al 19%, grazie anche alle posizioni espresse sul diritto di sciopero, alla polemica contro la legge di Bilancio, alla maggior visibilità della segretaria nelle ultime settimane. Cresce dello 0,5% anche l’Alleanza sinistra-Verdi, e si colloca al 4%. Stabili Italia viva-Il Centro (3,5%), Azione (3,2%) e +Europa (2,4%). Come pure il Movimento 5 Stelle, che si colloca al 17,2% (+0,2%). Complessivamente il centrosinistra guadagna poco più di un punto passando dal 24,1% al 25,4% ma rimanendo assai distante.

Per quel che riguarda i leader politici, continua la discesa di Salvini: perde altri due punti e scende a un indice di 25. Stabili gli altri leader testati: in testa ancora Antonio Tajani (indice di 32); seguito da Giuseppe Conte (30, in calo di 1). Nessuna apprezzabile variazione per gli altri con Elly Schlein stabile al 25 e gli altri dal 21 di Lupi in giù. Abbiamo testato tra i leader anche Riccardo Magi, segretario di +Europa, che ottiene un indice di 17, sostanzialmente al livello di Calenda e Bonelli.

Anche questo mese si conferma il disagio di cui abbiamo più volte parlato. In questo caso con un miglioramento del Pd che non sembra però per ora segnare una vera ripresa, attestandosi sul livello medio che vediamo da giugno. La campagna elettorale è ancora lunga e vedremo cosa cambierà. È però evidente che all’interno del centrodestra le due forze minori devono rivedere (o rinforzare) le proprie strategie.

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