«Dal rispetto delle libertà l’equilibrio tra i poteri»- Corriere.it

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L’angoscia come filo conduttore, come faro per illuminare le crisi del nostro tempo e non perdere la via della speranza. Il discorso di Sergio Mattarellaalle alte cariche della Repubblica è un grido di allarme e un appello alla responsabilità, rivolto a chiunque abbia voce e ruolo per incidere sulle vite degli italiani e per proteggere dalle insidie di questo tempo drammatico la democrazia e i valori su cui si fonda. Prima la stretta di mano con i «quirinalisti» e poi, sotto gli affreschi del Salone dei Corazzieri, gli auguri alle massime personalità dello Stato.

Giorgia Meloni non c’è causa influenza e anche il presidente della Camera Lorenzo Fontana è bloccato a casa. Ad aprire la cerimonia è Ignazio La Russa, che rimarca «la stima e l’apprezzamento» personale per Mattarella e «la stima che tutte le istituzioni e tutti gli italiani mostrano verso la sua persona e il ruolo che meritoriamente esercita». Parole che arrivano dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi sulla riforma costituzionale, che per La Russa «potrebbe ridimensionare l’utilizzo costante» dei poteri del Quirinale non previsti in origine dalla Carta.

Il presidente della Repubblica vola alto, non si sofferma sui temi dell’agenda politica, mette il Colle al riparo dalla lotta tra i partiti, si tiene alla larga dalle polemiche e da ogni possibile formulazione che possa generare interpretazioni di parte. Eppure, nelle ultime righe, distilla concetti che a sinistra leggeranno come un monito al governo: «Dal rispetto della libertà di ciascuno discendono le democratiche istituzioni, l’equilibrio fra i poteri, il ruolo fondamentale del Parlamento…». Ma è solo un inciso, che arriva al termine di un lungo excursus sui grandi cambiamenti che stanno sconvolgendo il mondo. Il post-pandemia, la «inaccettabile» invasione dell’Ucraina, «la brutale aggressione terroristica di Hamas a Israele» e la reazione militare, che ha provocato a Gaza «un numero inaccettabile di vittime civili». E poi la devastazione prodotta dal cambiamento climatico e la crisi geopolitica che «rischia di travolgere il precedente ordine mondiale».

Ci troviamo a «un tornante della storia», che obbliga a riflettere sulle potenzialità e i rischi dell’intelligenza artificiale. Una rivoluzione tecnologica «enormemente più profonda, più veloce e globale di quella industriale», dominata da poche grandi multinazionali e da oligarchi alla Elon Musk (mai nominato dal presidente), che carpiscono i dati e possono condizionare la democrazia. «Il fenomeno deve essere regolato urgentemente» avverte Mattarella e cita Orwell per dire che tali cambiamenti epocali possono minare la libertà: «Nulla può essere dato per scontato. La pace innanzitutto. Ma anche la democrazia, i valori su cui si fonda. A cominciare dall’idea di libertà». Infine il richiamo alla politica, perché «tutti siamo chiamati a fare la nostra parte».

Ad applaudire c’è mezzo governo, ci sono Schlein, Fratoianni, Magi, Bonelli. Conte arriva in ritardo, Renzi è costretto (dal cerimoniale) a prendere posto accanto a Calenda. Quando Mattarella lascia la sala i giornalisti si accalcano attorno a Mario Draghi: «Quest’anno non c’è il ricevimento?». Niente brindisi presidente, perché il Covid ha rialzato la testa. Sui siti rimbalza la notizia che al mattino Giorgia Meloni era andata alla recita della figlia e Palazzo Chigi stoppa ricostruzioni maliziose: «Non esiste nessun caso con il Quirinale». La premier ha telefonato a Mattarella, lo ha informato dell’influenza che l’ha costretta ad azzerare l’agenda e i due presidenti si sono scambiati «serenamente» gli auguri.

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