Cosa succede adesso con i rincari automatici delle tariffe telefoniche, la decisione di AgCom

admin
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Le nuove regole mettono una serie di paletti per tutelare gli utenti dai rincari previsti e dai costi di recesso quando si vuole cambiare operatore. Fanpage.it ne ha parlato con Massimiliano Dona, avvocato e presidente di Consumatori.it, e Massimiliano Capitanio, commissario Agcom.

Ci saranno i rincari automatici legati all’inflazione, ma dovranno rispettare parametri precisi. L’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) ha pubblicato un nuovo regolamento per normare gli aumenti degli operatori telefonici. “Le nuove regole sono una risposta a quanto già stava accadendo nel mercato, in quanto alcuni operatori stavano già applicando delle variazioni in base all’inflazione. AgCom è dunque intervenuta con l’obiettivo di fissare dei paletti entro i quali assicurare le giuste tutele”, ha spiegato Massimiliano Capitanio, commissario AgCom, a Fanpage.it.

Sono paletti importanti. Gli utenti infatti potranno opporsi ai rincari perché dovranno dare il loro consenso esplicito e gli operatori telefonici saranno obbligati a fornire tutte le informazioni necessarie prima della stipula finale del contratto su un supporto durevole, per esempio via mail. Non solo, come sottolinea Capitanio, “l’intervento di Agcom vuole limitare la possibilità che gli operatori applichino degli aumenti di prezzo legati all’inflazione a fronte dei quali impongano penali nel caso in cui l’utente voglia cambiare operatore”. Quindi nel caso in cui l’aumento del canone sia superiore a una certa percentuale, il 5%, come stabilito da AgCom, l’utente deve essere libero di cambiare operatore senza dover pagare alcuna penale.

Cosa ha deciso AgCom

“Già un anno e mezzo fa le compagnie hanno cominciato a indicizzare i contratti all’inflazione. Ora l’AgCom ha annunciato questo nuovo regolamento che permetterà di normare un fenomeno potenzialmente pericoloso. Sono regole sulla carta abbastanza garantiste per il consumatore. E ora che ci muoviamo in un mercato poco trasparente, il regolamento dell’AgCom è sicuramente un passo in avanti importante“, ha spiegato a Fanpage.it Massimiliano Dona, avvocato e presidente di Consumatori.it.

Il consenso esplicito

“Il consenso esplicito sicuramente è un punto fondamentale”, aggiunge Dona. Senza, le compagnie telefoniche non potranno effettuare nessun rincaro automatico. Quindi non basta una semplice comunicazione per far scattare gli aumenti, come previsto nel piano originale delle compagnie. Non solo, come ha sottolineato AgCom sono nulle anche “le eventuali clausole di adeguamento dei prezzi al consumo già comunicate e introdotte in assenza della raccolta di un consenso esplicito”.

Le due tipologie di rincari

AgCom permetterà agli operatori di effettuare solo due tipi di rincari: o calcolando l’aumento in base all’Indice Nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati senza i tabacchi, o applicando soglie minime di aumento e mark up. “L’operatore può per esempio aumentare di 3 euro la tariffa”, spiega Dona. “Questo secondo tipo di rincaro è più rischioso semplicemente perché nel primo caso l’aumento e è certificato dall’Istat, quello previsto da parametri non collegati all’inflazione, no”.

Come vengono tutelati gli utenti

Per tutelare i consumatori l’AgCom ha anche stabilito che l’operatore può applicare il primo tipo di rincaro (legato all’indice ufficiale) solo dopo dodici mesi dalla stipula, e gli aumenti devono essere fedeli all’indice di inflazione. Quindi è anche obbligato ad applicare le riduzioni, diminuendo le tariffe, in caso di deflazione.

“Inoltre, nel caso in cui invece l’utente finale abbia aderito a contratti indicizzati con correttivi, al momento dell’aumento del canone connesso all’indice dei prezzi al consumo, ha diritto di recesso senza costi“,spiega Capitanio. Se, invece, il contratto non prevede alcun correttivo rispetto all’indice Istat, nel caso l’utente decida di recedere sono applicati i costi previsti.

“Infine, in caso di adeguamento superiore al 5% del canone, l’utente finale può richiedere all’operatore di passare a un’offerta di analoghe caratteristiche che non preveda il meccanismo di adeguamento. Il passaggio deve avvenire senza costi per l’utente”. Non solo, dopo 24 mesi dalla stipula non sarà dovuto nessun costo di disdetta agli operatori. Ma questo vale solo per i nuovi contratti, quelli successivi al regolamento introdotto da AgCom.

L’obbligo di informativa

Per la prima volta gli operatori saranno obbligati a elencare tutte le informazioni necessarie prima della stipula finale del contratto. Informazioni che “devono essere riportate in modo chiaro, dettagliato e facilmente comprensibile”, sottolinea l’AgCom. Tra queste, i livelli minimi di qualità del servizio, i costi di attivazione del servizio, i costi ricorrenti o legati al consumo, i dettagli del piano tariffario, come Gigabyte, minuti, e messaggi, e le informazioni sulla presenza di clausole relative all’adeguamento del prezzo all’indice di inflazione. L’operatore deve anche spiegare in modo chiaro quali sono i costi di disdetta.

Tutte le informazioni dovranno essere comunicate su un “supporto durevole“, per esempio via mail, in modo tale che l’utente possa recuperarle e leggerle in qualsiasi momento. “Questo è un altro elemento molto importante”, sottolinea Dona, “l’obbligo di informativa per i contratti in essere che AgCom delinea prevede una modulistica, e non una comunicazione via sms o comunicata con una telefonata”.



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