cosa aspettarsi a Natale? L’intervista a Pierangelo Clerici

admin
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Come ogni Natale, il Covid torna d’attualità. Gli spostamenti e i frequenti contatti favoriscono il rischio contagio. L’andamento delle infezioni è, del resto, in ascesa da mesi e il rischio è quello di confondere l’infezione con un’influenza, o peggio, con un semplice raffreddore. “Non è così, specialmente per determinate categorie di cittadini” puntualizza il dottor Pierangelo Clerici, microbiologo e presidente dell’associazione di microbiologia clinica italiana (Amcli). 

Dottor Clerici, cos’è il Covid oggi? E che pericolosità ha?

“È una sindrome molto più debole a quella che abbiamo conosciuto nel 2020 e nel 2021, tutto ciò grazie alla larga vaccinazione e a un’immunità di gregge naturale che si è diffusa attraverso la malattia. Quello che resta ancora un fattore di rischio importante è ovviamente l’età e lo stato di salute del singolo. I pazienti fragili, anche se vaccinati, e gli anziani, rimangono categorie a rischio”.

Si finisce ancora in ospedale?

“Sì, è possibile, ce lo dicono i numeri. Si consideri però che in circa il 70 – 75% dei ricoverati attuali il Covid è una complicanza di un altro stato patologico. Le persone realmente ricoverate per il Covid oscillano tra il 20 e il 25% e si trovano prevalentemente nei reparti di medicina generale. Una piccola percentuale, che questa settimana è salita al 2,6%, è in terapia intensiva. Sono numeri molto lontani da quelli di due tre anni fa, ma tra fine dicembre e gennaio è atteso un picco importante che potrebbe mettere a rischio, per l’appunto, le categorie più fragili”.

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Qual è la variante che circola ora e quali sono i rischi?

“La variante che circola maggiormente è la Pirola con la sua sotto-variante denominata Jn1, poi abbiamo la Eris che ha una velocità di diffusione importante ed è quella che ci preoccupa maggiormente perché ha una piccola mutazione aggiuntiva della proteina spike, e che quindi potrebbe sfuggire a chi non si è vaccinato con la quinta dose. Ecco perché viene caldamente consigliata a chi è più a rischio”.

Quali sono i sintomi di queste nuove varianti?

“Gli stessi di sempre, prevalentemente febbre, tosse o sindrome respiratoria, ma nei pazienti sani non c’è quella fame d’aria che contraddistingueva le infezioni del passato. Lo scenario ovviamente cambia se parliamo di fragili o over 70: è quelli su cui bisogna concentrarsi”.

Come sta andando la vaccinazione per queste categorie?

“Molte persone si sono stancate di vaccinarsi: siamo scesi da un 80, 85% di vaccinati con la prima e la seconda dose, a un 70% con la terza e all’11% con la quarta. Oggi parliamo pochissime persone vaccinate con la quinta dose. Ed è drammatico soprattutto per determinate categorie: per gli ultranovantenni i vaccinati si aggirano attorno al 10%, tra gli 80 e 90 siamo attorno al 5%, ed è un grande errore”.

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Perché? Non bastano le altre vaccinazioni?

“No, perché la quinta dose è stata ottenuta sulla base delle variazioni della malattia, in particolare con le sotto-varianti della Omicron che prima non erano presenti. Ecco perché la quinta dose nei fragili ha una valenza importante”.

I tamponi sono ancora importanti?

“Oggi la concomitanza di Covid e influenza dovrebbe portare le persone a farsi il tampone per capire da cosa si è affetti, in presenza di patologia influenzale o respiratoria, specie se si è a contatto con fragili. Il tampone che può dare la certezza è solo quello molecolare, perché quello antigenico, magari comprato in farmacia, ha sempre un alto rischio di errore”.

Che cos’è la “flurona”?

“È la concomitanza di influenza e Covid, una situazione non semplice da gestire, specialmente nei pazienti più critici perché il carico per l’apparato respiratorio è pesante. Poi dobbiamo dire che esistono molti virus in circolazione in questo periodo, come i rinovirus ad esempio, quindi la possibilità di co-infezione non è remota, specie nel periodo natalizio”.

Come ci si difende?

“Come si è sempre fatto: se si viaggia nei mezzi pubblici affollati in questo periodo, ad esempio, sarebbe bene indossare la mascherina. Per molti il Covid è diventato come un raffreddore, ma non è così, specialmente per milioni di italiani più svantaggiati. E tra fine dicembre e gennaio ci sarà il picco di infezioni”.

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Il virus è cambiato?

“Un virus muta sempre. La variante Eris, ad esempio, aumenta la contagiosità, ma non è più patogena, ovvero non dà una malattia più grave. Il problema è che diffondendosi più velocemente può colpire molte più tipologie di pazienti ed essere più nociva”.

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Di chi parliamo quando parliamo di fragili?

“Ad esempio di tutti gli anziani over 70 e delle persone con patologie. Le più a rischio sono quelle polmonari, cardiovascolari, il diabete e quelle che deprimono le difese immunitarie. In questa categoria rientrano anche i malati oncologici che magari si stanno sottoponendo a chemioterapia e hanno le difese immunitarie molto basse o a chi è in attesa di un trapianto. Il rischio potrebbe essere attenuato dalla vaccinazione, ma la quinta dose stenta a decollare. C’è molta attenzione sul vaccino anti-influenzale, e poca su quello contro il Covid ed è un peccato”.

Ci sono responsabilità istituzionali in questo?

“Forse c’è stata una mancata comunicazione chiara e corretta, però chiunque può informarsi sui siti istituzionali su tempi e modalità. Secondo me oggi assistiamo al bilanciamento tra il rendere responsabili le persone senza spaventarle. Fino alla terza dose si è agito sulla persuasione, ma non si può essere per sempre i tutori dei cittadini. Quello che si può fare è fornire tutte le informazioni necessarie poi però la responsabilità sta al singolo”.

Cosa dobbiamo aspettarci per Natale?

“Tutti gli anni in questo periodo c’è un incremento dovuto alle condizioni ambientali, il sistema respiratorio viene messo sotto stress ed è quindi più facile che possa recepire i virus. In più c’è una maggiore circolazione dei virus per il fatto che la gente si incontra in luoghi chiusi: questo porta a un incremento delle infezioni”.

La lascio con la domanda delle domande: ci libereremo mai dal Covid?

“Io ho una mia personale convinzione, credo che il Covid possa scemare come gravità, ma se resta una patologia a rischio per i fragili dovremo pensare a una vaccinazione annuale come per l’influenza. Un virus per definizione non scompare se non uccidendo i suoi ospiti naturali, quindi è probabile che ce lo terremo a vita. Sarebbe auspicabile però che, a settembre, la campagna anti-covid sulle nuove varianti venisse affiancata a quella contro l’influenza”.

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