Come cambia la busta paga nel 2024? Tasse e contributi: ecco chi ci guadagna e quanto | Milena Gabanelli

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A conti fatti, nel 2024 quanto rimarrà in più nelle tasche dei lavoratori italiani? Ad influire ci sono due provvedimenti. Il primo è il decreto legislativo 88 del 27 ottobre (qui) che prevede: fino a 15 mila euro lordi ci sono 75 euro in più di detrazioni da lavoro dipendente all’anno (da 1.880 euro a 1.955 euro); da 15 mila a 28 mila euro l’aliquota Irpef scende dal 25 al 23%. Oltre i 50 mila euro, invece, si perdono 260 euro di detrazioni: quelle, per intenderci, del 19% degli interessi sul mutuo per la prima casa, la scuola dei figli, la ristrutturazione dell’abitazione, ecc. Le spese sanitarie saranno, comunque, tutte detraibili.
Il secondo è il disegno di legge di Bilancio, in arrivo al Senato il 18 dicembre, che conferma per i dipendenti anche per il 2024 il taglio del cuneo fiscale (qui, articolo 5 pagina 7): invece di circa il 9% di contributi previdenziali a carico del lavoratore, chi ha una retribuzione lorda fino a 25 mila euro (22.600 di reddito imponibile) pagherà circa il 2%; fino a 35 mila euro (31.700 di reddito imponibile) circa il 3%. Lo sconto non si applica più, però, alla tredicesima. Chi versa meno contributi per il taglio al cuneo fiscale, ovviamente, non avrà nessuna ripercussione sulla pensione futura.

I conti dell’Ufficio parlamentare bilancio

Grazie ai conti dell’Ufficio parlamentare di bilancio vediamo chi ci guadagna e quanto per fasce di reddito. L’analisi che segue permette di approfondire quattro aspetti: 1) i vantaggi individuali ci dicono quanti euro ciascuno vedrà entrare in più nel proprio portafoglio in un anno; 2) le scelte politiche dietro i provvedimenti: la percentuale di guadagno sulla base del proprio reddito indica chi il governo Meloni intende aiutare di più e chi di meno; 3) quanti contribuenti ci sono nelle fasce di reddito che vengono avvantaggiate e quanti in quelle per cui cambia poco; 4) come gli interventi modificano il contributo delle varie categorie e fasce di reddito al gettito complessivo.

Quali benefici per i 20,7 milioni di dipendenti

Questa categoria somma i vantaggi dei due provvedimenti (riduzione Irpef e taglio del cuneo fiscale):
fino a 8.000 euro restano in tasca 192 euro in più all’anno, ossia il 5,1% del reddito imponibile;
tra 8 e 15 mila, 533 euro, il 4,7%;
tra 15 e 25 mila, 994 euro, il 4,9%;
tra 25 e 28 mila, 1.210 euro, il 4,6%.
Fin qui ci sono tre dipendenti su quattro, considerando anche part time e stagionali.
Tra 28 e 35 mila, il vantaggio è di 816 euro, pari al 2,6% del reddito imponibile; e poi:
tra 35 e 50 mila, 303 euro, lo 0,7%;
tra 50 e 100 mila, 158 euro, lo 0,2%;
oltre i 100 mila, 123 euro, lo 0,1%.
I numeri messi in fila mostrano, dunque, come da 28 mila euro in su, quando l’effetto del taglio al cuneo fiscale si riduce del 7/6% e poi a 35 mila euro finisce, i benefici si sgonfiano: la percentuale di guadagno rispetto al reddito imponibile si dimezza tra i 28 e i 35 mila e oltre i 35 diventa sempre meno rilevante (303 euro sono pochi per chi è benestante, ma comunque in cifra assoluta sono di più di quelli che vengono presi fino a 8.000). Il motivo è anche che le maggiori detrazioni da lavoro dipendente e la riduzione dell’aliquota Irpef hanno effetto sulla busta paga di tutti i dipendenti, mentre oltre i 50 mila euro vengono bilanciati dal taglio alle altre detrazioni.

Gli altri 19,3 milioni di contribuenti

Guardiamo adesso gli altri 19,3 milioni di contribuenti Irpef tra cui i circa 15 milioni di pensionati, gli autonomi (ovviamente che non aderiscono alla flat tax) e chi ha rendite da fabbricati, che beneficiano solo della riduzione dell’aliquota Irpef. Proprio perché non vedono nessun beneficio dal taglio del cuneo fiscale, i loro vantaggi sono molto più limitati e più spostati sui redditi medio-alti:
fino a 8.000 il guadagno è di euro 7 euro, pari allo 0,2% dello stipendio;
tra 8 e 15 mila, 13 euro, 0,1%;
tra 15 e 25 mila, 99 euro, 0,5%;
tra 25 e 28 mila, 234 euro, 0,9%;
tra 28 e 35 mila, 268 euro, 0,9%;
tra 35 e 50 mila, 264 euro, 0,6%;
tra 50 e 100 mila, 213 euro, 0,3%;
oltre i 100 mila, 172 euro, 0,1%.

Il gettito da lavoro dipendente

A livello collettivo: se su 100 contribuenti fino a oggi il 51,8% di dipendenti contribuiva al gettito complessivo per il 53,7% di Irpef e contributi a carico del lavoratore, con i 2 provvedimenti nel 2024 il contributo al gettito scende al 51,5%. Per i dipendenti, dunque, che da sempre sono i maggiori contribuenti della fiscalità generale e contributiva, adesso c’è una, seppur minima, inversione di tendenza.

Il gettito da lavoro non dipendente

Su 100 contribuenti, i non dipendenti sono il 48,2%. Finora hanno contribuito alla fiscalità generale e contributiva per il 46,3%, nel 2024 contribuiranno per il 48,5%.

Il costo dei provvedimenti

Il costo dei provvedimenti per le casse dello Stato è di 10,7 miliardi per la riduzione del cuneo fiscale che va a sostenere i redditi bassi fino a 35 mila euro; mentre di 4,3 miliardi per l’Irpef al 23% fino a 28 mila euro che vale poca roba e più spalmata. Entrambi i provvedimenti valgono solo per il 2024 poi bisognerà trovare di nuovo i soldi. E anche decidere da che parte andare davvero. I provvedimenti per il 2024 sono all’insegna della progressività come piace alla Cisl; accontentano le imprese che per fare avere più soldi in tasca ai lavoratori poveri spingono sul taglio al cuneo fiscale anziché sull’aumento degli stipendi; mentre vanno nella direzione opposta rispetto a quella indicata dal leader della Lega Matteo Salvini che, come più volte dichiarato, vuole la tassa piatta per tutti, dipendenti compresi.

Nel frattempo si prospetta un problema non da poco: sta già facendo molto discutere il fatto che i benefici del possibile rinnovo dei contratti del pubblico impiego, annunciato dal ministro Paolo Zangrillo con un aumento di retribuzione del 5,8% per oltre 3 milioni di dipendenti, possa essere azzerato in realtà dal meccanismo del cuneo fiscale. A 35 mila e 1 euro la contribuzione risale al 9%. Esempio: gli infermieri e gli insegnanti che oggi non superano la fascia di reddito dei 35 mila euro e che beneficiano dunque del taglio al cuneo fiscale, con il rinnovo dei contratti potrebbero superarla. Tradotto nella pratica vuol dire che il governo con una mano dà e con l’altra toglierebbe pur pagandoli di più. Senza nessun vantaggio per la loro busta paga.

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